domenica 27 marzo 2011

La carità politica

Ritiro in preparazione alla Pasqua per coloro che si impegnano nel sociale e nel politico.

I laici Cattolici nelle istituzioni

Riflessione a conclusione della Visita Pastorale

di mons. Giulio Sanguineti

Vescovo di Brescia

(25 marzo 2007)

L’obiettivo di questo intervento esclude di affrontare questioni nell’ambito socio-politico, discutere su cause e rimedi, ma si propone di mettermi, metterci, in un’ottica pastorale ed educativa, e domandarci quali sono le responsabilità e i compiti del cristiano nel servizio alla dimensione politica. L’ottica educativa chiama in campo le comunità cristiane, alle quali compete di educare ai compiti e alle responsabilità alle quali sono chiamati i cristiani in questo settore: consegue quindi che, se la comunità cristiana deve evitare l’indebita intromissione nelle vicende politico-elettorali, deve non cadere nella tentazione della afasia, della non valutazione, del ripiegamento puramente intra-ecclesiale, dimenticando che l’attenzione alla città terrena è via per il cammino verso la città celeste. Obiettivo è anche di chiamare i cristiani ad un pensare politicamente in grande, ovvero mirare al disegno di società più compiuto, ivi compreso il disegno di società familiare, superando la riduzione dell’impegno politico prevalentemente orientato alla soluzione di singoli problemi: la politica deve infatti avere di mira l’edificazione complessiva della città a misura d’uomo: i singoli temi e provvedimenti, anche quelli più attinenti alla dimensione religioso-cristiana, vanno proposti ed affrontati in quanto fattori che concorrono al bene di tutti e di ciascuno, secondo una visione di bene comune concreta, ampia e lungimirante.


Identità della politica: essa è costruzione della città, quindi forma e modalità alta di vivere la carità. Benedetto XVI nella “Deus caritas est” scrive: “Il giusto ordine della società e dello Stato è compito centrale della politica. Uno Stato che non fosse retto secondo giustizia si ridurrebbe ad una grande banda di ladri, come disse una volta Agostino: «Remota itaque iustitia quid sunt regna nisi magna latrocinia? » (abusi perpetrati con l’apparenza della legalità. ndr.) Alla struttura fondamentale del cristianesimo appartiene la distinzione tra ciò che è di Cesare e ciò che è di Dio, cioè la distinzione tra Stato e Chiesa o, come dice il Concilio Vaticano II, l'autonomia delle realtà temporali. Lo Stato non può imporre la religione, ma deve garantire la sua libertà e la pace tra gli aderenti alle diverse religioni; la Chiesa come espressione sociale della fede cristiana, da parte sua, ha la sua indipendenza e vive sulla base della fede la sua forma comunitaria, che lo Stato deve rispettare. Le due sfere sono distinte, ma sempre in relazione reciproca”. (n 28). La carità politica vissuta dai cristiani può essere via alla santificazione personale e momento rilevante di servizio e di dedizione alla comunità degli uomini. La politica appartiene alla sfera di questo mondo; soprattutto non è onnipotente, ovvero non è capace da sola di raggiungere gli obiettivi che si prefigge (maggiore giustizia ed equità, solidarietà, ecc). Deve riconoscere il primato dell’etica; deve essere accompagnata da una costante formazione della coscienza dei suoi operatori: centrale e imprescindibile è il ruolo della coscienza.


Tema prevalente: la partecipazione. L’invito a partecipare attivamente all’animazione cristiana dell’ordinamento politico e sociale è stato un insistente richiamo durante la visita pastorale, in diversi incontri, anche dei giovani, ed anche nelle lettere scritte alle zone. Riporto un testo della “Christifideles laici” al n. 42: “I fedeli laici non possono affatto abdicare alla partecipazione alla politica. Le accuse di arrivismo, di idolatria del potere, di egoismo e di corruzione che non infrequentemente vengono rivolte agli uomini di governo, del parlamento, della classe dominante, del partito politico, come pure l’opinione non poco diffusa che la politica sia un luogo di necessario pericolo morale, non giustificano minimamente né lo scetticismo né l’assenteismo dei cristiani per la cosa pubblica”. Nella lettera post-visita pastorale ho scritto: “sento di dover ricordare ai laici associati lo specifico campo del loro impegno: le realtà secolari: la presenza dei migranti, l’inserimento lavorativo dei giovani, la fatica del servizio in politica, varie forme di illegalità, l’ambiente, la pace, l’economia, l’assistenza sanitaria, gli anziani (pag 21). Oggi si tratta di rimotivare al gusto della partecipazione in campo politico, in una società dove prevale una concezione rivendicativa e contrattuale della propria appartenenza civica. L’attuale momento deve spingere i soggetti sociali ad educare alla responsabilità. La democrazia chiede di partecipare consapevolmente e responsabilmente, esprimendo, da uomini e da cristiani, le proprie legittime preferenze programmatiche di fronte alle alternative che vengono proposte e che non sono mai del tutto soddisfacenti. Sul punto della partecipazione ho scritto ancora nella lettera post-visita pastorale: “è di capitale importanza che il consiglio pastorale zonale sia luogo dove scaturisce l’attenzione della comunità cristiana al territorio. E al proposito è doveroso offrire occasioni di formazione a giovani e adulti in vista di un servizio nell’ambito sociale, politico e sanitario.” (pag 20).


Identità del cristiano che opera in politica: cristiano autentico, proteso alla coniugazione tra fede e vita quotidiana e quindi al confronto con le dimensioni storico-concrete dell’esistenza umana: avere una fede capace di incontrare, illuminare, guidare, contagiare la vita quotidiana delle persone; tenere ferma la priorità del compito educativo e della formazione della coscienza, affinché il Vangelo vissuto e pensato possa essere germe e fermento di cultura e di azione nella storia. Il fedele laico che agisce animato da coscienza cristiana deve addentrarsi nelle pieghe complesse della storia e rischiare anche di sbagliare su questioni etico-civili e politiche controverse senza che questo coinvolga la Chiesa nel suo insieme. Questo laico, autenticamente libero e responsabile, e quindi da rispettare nella sua autonomia, va educato e fatto crescere; occorrono quindi uomini e donne nuovi, più che nuovi protagonisti, per dare un’anima alla società e alla politica, cristiani laici con una solida spiritualità. Nella lettera conclusiva della visita pastorale scrivo: “l’oratorio non deve abdicare al un ruolo che gli è proprio: una qualificata formazione, a partire dalla formazione spirituale” (pag 17). Aggiungo che una virtù essenziale per il politico è la pazienza, che non è da intendere come rassegnazione, sfiducia, attesa disimpegnata che le cose cambino. La pazienza è il coraggio e la forza di accettare che ci voglia il tempo che ci vuole: il seme ha i suoi tempi di maturazione e di crescita che sono quelli di Dio e quelli della libertà umana che vi aderisce.


Giovani e politica: il fatto dell’assenteismo giovanile nell’impegno politico e della loro scarsa attenzione al discernimento di tale vocazione è sotto gli occhi di tutti. I giovani tutta via sono lo specchio del mondo adulto: anche il disimpegno degli adulti è sotto gli occhi di tutti. Occorre fare i conti con le ragioni del disimpegno. Il cristiano non è immune dal ripiegamento privatistico che caratterizza il cittadino della nostra società; anch’egli risente della pressione consumistica e della cultura individualista. Non è esente da una certa diffidenza, dalla disaffezione nei confronti della politica. Pertanto occorre insistere su uno “stile” di muoversi in politica. Certo, questo consegue ad una buona formazione; richiamerei anche ad una doverosa attenzione verso i problemi concreti che riguardano la polis, i temi più vicini alla gente: dal lavoro alle pensioni, dalla salute alla scuola, dalla qualità dei servizi pubblici alle povertà che gravano non solo sugli ultimi ed emarginati, ma anche su famiglie che a causa della congiuntura complessa sono diventate molto … penultime. Qui veramente si fa avanti la “carità politica” che si impegna a non trascurare e sottovalutare progetti realistici per rimuovere ostacoli grandi e piccoli che gravano sull’esistenza degli individui e delle famiglie. Qui si fa avanti un’indicazione quaresimale, offertaci dal Vangelo del mercoledì delle Ceneri: non concentrare ogni attenzione sull’immagine, soprattutto dei leaders, ponendo in secondo piano le questioni legate alla vita quotidiana e ai progetti per il futuro. Circa i giovani insisto su quanto ho scritto: “non dobbiamo vedere il mondo giovanile come un problema, ma piuttosto come una risorsa … I giovani rispondono quando alle loro attese vengono date risposte affascinanti e concrete a tutto campo: dalla spiritualità, alla cultura, dalla carità alla politica, allo sport” (pag 16). Inoltre anche circa i giovani hanno un ruolo determinante le comunità cristiane: più che offrire indicazioni sulle scelte politico-elettorali e oltre a ricordare i criteri che le dovrebbero guidare, dovrebbero aiutare i cristiani a maturare un giudizio critico e, soprattutto, a far proprio un corretto modo di intendere l’azione politica.

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