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martedì 5 ottobre 2010

Good morning, Alife

Amici miei, vicini e lontani: buongiorno!

Guardate, sono pronto anche a scommetterci: prima o poi, finirà che questi verranno accusati di “procurato allarme sociale”. Non passa giorno che ti fanno prendere un colpo, un'emozione forte.....

Non mi credete? Vi racconto quello che mi è successo stamattina.
Esco per comprare due brioche al Bar per i miei figli, prima di accompagnarli a scuola, e butto l’occhio sul quotidiano che sta sul tavolino aperto proprio alla pagina della cronaca di “Piedimonte e Caiazzo”. Mi avvicino, ché non riesco a vedere bene, e… cosa mai ai miei occhi è dato leggere? «L’assessore Rao rassegna le dimissioni».

Caspitella!”, mi dico lasciandomi cadere su una poltroncina, sentendomi venire meno: l’assessore Rao…rassegna le dimissioni! Stavo per svenire quando, per fortuna, l’addetto al Bar mi chiama per dirmi che aveva preparato il mio acquisto. Così, ritrovate le forze, ho preso le brioche, pagato il dovuto e, dritto dritto, sono corso a casa.
Non riuscivo però a fare più nulla. Continuavo a ripetermi «l’assessore Rao ha rassegnato le dimissioni». E questo fino a quando, accompagnati i figli a scuola, ho potuto prendere il giornale e leggere tutto l’articolo.
«Aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaah!», è stato l’urlo liberatorio quando sono arrivato in fondo al pezzo. Finalmente, infatti, mi rassicuravo dal quel grande spavento che avevo preso nel pensare che le cose fossero andate proprio nel verso sintetizzato dal titolo dell’articolo. E cioè che l’assessore Rao avesse veramente deciso di… appendere la politica al chiodo! No, no, no, non è così: i miracoli, del resto, non sono cose di tutti i giorni!
Leggendo l’articolo ho capito che, in realtà, l’assessore Rao non vuole abbandonare la politica, ma solamente fare un cambio di delega. Le sue dichiarazioni, infatti, spiegano che le dimissioni da delegato “all’Urbanistica e all’Edilizia Pubblica e Privata” (il Renzo Piano di Alife) sono dovute a “motivi di salute (questo, scherzi a parte, dispiace veramente) e disponibilità di tempo”. Per cui, dichiara al Sindaco F.F. di essere disponibile ad accettare un eventuale altro incarico “ove lo ritenesse utile (il Sindaco F.F.,), conferire altra delega che non sottragga molto tempo e che possa essere gestita in modo più flessibile”.

Ottimo, assessore Rao!
E pensare che, meno di un mese fa, il Sindaco F.F. si è munita di un Tecnico nel suo Staff. La cosa più logica che si poteva pensare è che, quell’assunzione nello Staff, il Sindaco F.F. l’avesse fatta per portare a termine il programma sull’edilizia pubblica e privata ad Alife….. evidentemente d'accordo con tutta la Giunta e, soprattutto, con chi da Assessore è delegato all'attuazione del programma elettorale nel settore edilizia... Ora, però, queste dimissioni smentiscono tutto: accidenti e che mazzata per il Sindaco F.F. !!!.
Che cosa sta succedendo? Ci dite fin dove siete capaci di spingervi? Ci spiegate, per favore, dove volete arrivare? Attendiamo, fiduciosi, adeguati chiarimenti nella risposta all'Interrogazione presentata sul caso.
Thank You!!!!

Buona serata.
Ciao, daniele.

lunedì 4 ottobre 2010

Amici miei, vicini e lontani: buongiorno!

Giovedì c’è stato il Consiglio Comunale.

Perché si fa un Consiglio Comunale? La risposta ovvia è: “per deliberare una decisione” (o più decisioni, quello che cioè è stato messo all’ordine del giorno).
Ad Alife no, non è così. No, non funziona così. La nostra Maggioranza, infatti, si riunisce anche “per deliberare la decisione di aver deciso di deliberare qualcosa”.
Calma, calma… non vi agitate. Lo so: avete avuto un capogiro. Non è nulla. Non è né il terremoto, né un abbassamento di pressione…. La testa vi è girata per colpa di quello che state leggendo (che è quello che è capace di fare questa Maggioranza). Non mi credete? Riproviamo.
Ripeto quello che ho detto prima: sul Comune di Alife, la Maggioranza si riunisce anche “per deliberare la decisione di aver deciso di deliberare qualcosa”…. Visto che come gira tutto?

Ho passato sabato e domenica a cercare le parole giuste per spiegare il senso di quello che quest’amministrazione ha avuto il coraggio di deliberare. Ho pure pensato che chi consigliava il Sindaco F.F. fosse in vena di scherzare e fargli fare quella figura…… Facendo memoria del Gran Consesso – Sindaco, ex Sindaco e Revisore – mi è venuta in mente la celebre battuta di Totò: “per andare dove dobbiamo andare, da che parte dobbiamo andare?”. Pure questi nostri cari Amministratori, non sapendo da che parte andare per andare dove dovrebbero andare, per ora si accontentano di andare per la parte che non dovrebbero andare: cioè, da nessuna parte!

Provo a tradurre in un linguaggio più comprensibile che è successo giovedì sera.

Il Consiglio Comunale è stato convocato per deliberare fondamentalmente due cose:
1) la ricognizione sullo stato di attuazione dei programmi;
2) la conferma (ciò che tecnicamente si dice “salvaguardia”) dell’equilibrio del bilancio.

La convocazione c’è stata perché la legge prevede che, se quella delibera non viene adottata almeno una volta all’anno entro il 30 settembre, scatta lo scioglimento e il commissariamento del Consiglio Comunale.
Indovinate quando c’è stato il Consiglio Comunale?
Esatto! Il 30 settembre: l’ultimo giorno utile.
Che cosa ha deliberato il Consiglio comunale?
Nulla. Né sul primo punto (e questo già la dice lunga.........), né sul secondo punto.

Il primo punto, per la verità, non è stato proprio preso in considerazione. E riguardava magari l’aspetto “politico” più interessante e importante.

E’ sul secondo punto, invece, che la premiata "Sindaco F.F. & C." hanno mostrato una vera dimestichezza con le norme del Tuel e con i conti del bilancio. Volete il mio parere? L’ho letto nel mio intervento: assurdo, quello che hanno fatto! Si sono dati una “zappata sui piedi”!

Comincio dal Revisore. Questi è tenuto a dare un “parere” sulle proposte di delibera (in genere, su quelle che hanno a che fare con i conti del Comune), e questo parere va motivato (la motivazione, ovviamente, è richiesta soprattutto quando il parere è negativo). Il Revisore, in altre parole, una volta che ha ricevuto la proposta di Deliberazione dovrebbe dire: “Sì” o “No”. In altre parole, può/deve esprimere un parere “positivo” o un parere “negativo”. Un’altra alternativa non c’è. Una terza via (il “Ni” o il “So”) non è prevista dalla Legge: “Sì” o “No” (il di più, dice il Vangelo, viene dal maligno, Mt cap. 5). Nel gergo politico potremmo dire: un parere senza se e senza ma.


Apro parentesi: l'eventuale parere negativo del Revisore non "vincola" il voto del Consiglio Comunale. Cioè, quand'anche il Revisore avesse dato parere negativo, giovedì sera il Consiglio comunale avrebbe comunque potuto votare e approvare quella delibera. Magari senza il voto di Leandro Sannullo, ma l'avrebbe approvata.
Apro un'altra parentesi: ho apprezzato la dichiarazione di Leandro. Molto pregnante, secondo me, in ottica politica perché è stata una vera e propria presa di distanza dal "gruppo" di Maggioranza. Un "gruppo", secondo me,che non ha più ragione di esistere, essendo venuto a mancare Chi aveva costituito e teneva unito quel gruppo. Leandro, io credo, ha fatto una dichiarazione di "indipendenza ed autonomia". Se ricordo bene, ha detto: per il voto mi affido alla professionalità del Revisore dei conti.....
Chiuse la prima e la seconda parentesi.

Il parere del Revisore sulla Delibera sul Riequilibrio 2010 è stato positivo. Tuttavia (?!”£=££=!!!sEs£0!S!), lo stesso Revisore ha suggerito una serie di aggiustamenti da fare al bilancio.
Perché ha chiesto questi aggiustamenti?

Leggo testualmente il Parere: «onde prevenire un possibile disavanzo di amministrazione per l’esercizio 2010». Adesso sì che la testa gira: non si capisce niente! Il parere è positivo o negativo? Il Bilancio si proietta in equilibrio (positivo) o no (negativo)?

Proviamo con altre parole.
Il Revisore ha dato parere favorevole all’adozione da parte del Consiglio Comunale di una delibera contente le “misure necessarie ad evitare che il bilancio possa risultare non in equilibro al 31 dicembre”, suggerendo di adottare alcune “misure necessarie ad evitare che il bilancio possa risultare non in equilibro al 31 dicembre”.
Ma ci sono o ci fanno?
Guardate – sono serio – le cose stanno veramente così.....
E non è tutto; il bello ve lo devo ancora dire.

Il bello è che il Sindaco F.F., consigliata dallo stesso Revisore e dall’ex Sindaco (il Sindaco F.F. forse non avrà mai visto quella serie di telefilm "Attenti a quei due!"), decide di rafforzare l’idea di volere “deliberare la decisione di aver deciso di deliberare qualcosa”. E così, al rientro da una pausa di 15 minuti dell'Assembla chiesta da un Consigliere di Maggioranza, dichiara di aggiungere al testo della Delibera una dichiarazione che impegna la Maggioranza ad accogliere i suggerimenti del Revisore dei conti entro la scadenza del 30 novembre.

Ma ci sono o ci fanno?

A questo punto della seduta, premettendo di «parlare non in veste di Consigliere Comunale», mi sono permesso di suggerire: «Attenzione a quello che dichiarate e votate!»
Non vi dico la reazione del Sindaco F.F. Con voce ironica e un fare mimico, ha ripetuto due volte: «Attenzione…. Attenzione», in un atteggiamento per snobbare e restituire al mittente quel suggerimento.

Alla fine hanno votato e approvato…. Sì, hanno votato e approvato il nulla! Che significa questo? Significa che l’adempimento previsto per legge NON E’ STATO OSSERVATO.

La prova di questo sta sia nel parere del Revisore (che, appunto, dice: Vuè, Consiglie', io vi do parere favorevole, ma vuie se non fate 'ste modifiche che vi dico, al 31 dicembre si potrebbe avere un disavanzo di amministrazione) e sia nella dichiarazione del Sindaco F.F. (che, appunto, dice: poiché ci siamo accorti che a fine anno il Bilancio può chiudere in disavanzo, ci impegniamo a prendere i provvedimenti utili per evitarlo entro il prossimo 30 novembre).

Voglio fare un esempio. E concludo.

Mettiamo che ci sia un concorso pubblico per un posto di lavoro. Il bando prevede la scadenza per presentare la domanda al 30 settembre e l’invio della documentazione (curriculum, pubblicazioni, etc.) al 30 novembre.
Parafrasando quello che è successo in Consiglio Comunale, è come se il Sindaco F.F. e la Maggioranza volendo partecipare al concorso abbiano scritto all’Ufficio Concorsi e spiegato: “poiché non abbiamo fatto in tempo a preparare la domanda, dichiariamo di volere partecipare al concorso e di inviare la domanda entro il prossimo 30 novembre insieme alla documentazione”. Secondo voi saranno ammessi agli esami del concorso? Secondo me, no. E così pure è stato all’esame dell’ultimo Consiglio Comunale: bocciati per incapacità amministrativa. Prosit!

Buona serata.
Ciao, daniele.

venerdì 1 ottobre 2010

Good morning, Alife

Amici miei, vicini e lontani: buongiorno!

«Fascista»…. «antidemocratico»…. «terrorista psicologico»… «uno a cui piace fare la sceneggiata»… «nevrotico (nel significato di uno che mostra nervosismo» ……. «arrogante»….
E forse – anzi sicuramente – ne dimentico qualcuno altro.

Sapete che cosa sono questi appellativi? Ve lo dico: sono i miei Trofei da Consigliere comunale. Li tengo tutti appesi nel mio studio, con data e provenienza. Tanti “Titoli” di cui – bontà sua –qualche collega Consigliere ha voluto fregiarmi, credo, per sottolineare questo mio modo di impegno amministrativo. E allora, che ne dite?
In soli due giorni, sono riuscito a collezionare tanti complimenti che mai ho ricevuto in vita mia. Detti così, però, sono freddi… quasi senza significato. E’ meglio, allora, che ve li spieghi nella loro massima estrinsecazione.
Estrinsecazione che sono riuscito a captare dal “pronunciamento labiale e – brr brr brr – dall’osservare il movimento delle pupille con le ciglia e sopracciglia”: accidenti e che stoccate!

«Fascista» e «antidemocratico» sono gli omaggi che ha voluto farmi un Consigliere comunale (nonché Assessore) per la cura e gestione di questo blog. Il blog – ricordo – è di Vivi Alife! Che volete farci: secondo lui, uno che dice la verità, che produce documenti, che racconta le cose che succedono e sono successe sul Comune….è un “fascista” e “antidemocratico”. Eh già, come se la “democrazia” (o “antifascismo”) fosse, invece, quella a cui siamo stati abituati finora. Cioè a non sapere nulla di quello che succedeva sul Comune o, meglio, a sapere soltanto quello che volevano farci sapere, tramite un “Portavoce” iscritto a libro paga e che scriveva sul principale dei quotidiani letti ad Alife (per esempio, nei Bar). Adesso che gli Alifani hanno cominciato a sapere qualcosa, eccoti la condanna: sei un fascista e un antidemocratico. Li prendo come complimenti: baci e abbracci, caro Assessore! (Voi, amici miei vicini e lontani, avvicinatevi: voglio dirvi una cosa nell’orecchio per non farla sentire all’Assessore. Voglio dirvi la verità: sapete come gli ho risposto, tra me e me? Così: prrrrrrrrrrrrrrr! Sì, con una pernacchia e una risata di due ore e mezza!).

«Terrorista psicologico», «uno a cui piace fare la sceneggiata», «nevrotico (nel significato di uno che mostra nervosismo» e «arrogante» sono gli apprezzamenti che il Sindaco F. F. mi ha rivolto ieri sera durante il Consiglio Comunale. Lo so, lo so! Sì, sono pienamente d’accordo con quello che state pensando Voi: non sono parole, né atteggiamenti che si addicono al gentil sesso! Ma non ci rattristiamo per questo, che resta pur sempre il lato buono della medaglia. Il rovescio, infatti, è che ha in mano le redini di questo Paese. Che ci volete fare: pazienza! Ancora poco tempo e si andrà alle votazioni per eleggere la nuova amministrazione. Comunque io l’ho presa bene: appunto come dei complimenti. Vediamoli uno ad uno.
«Terrorista psicologico» mi è stato dato perché mettevo in guardia i Consiglieri sulla responsabilità del voto (cioè ricordavo “ciò che le Legge dice”, ossia che quando un Consigliere vota in Consiglio comunale si assume una responsabilità ai fini civili, penali ed erariali).
«Uno a cui piace fare la sceneggiata» è l’onorificenza (se ricordo bene proclamata in duetto dal Sindaco F.F. con un Assessore) offertami perché stavo illustrando quello che “se so’ firat ‘e fà ” con il riequilibrio, per dirla in dialetto alifano (leggasi: “hanno avuto il coraggio di fare”). In pratica, hanno proposto “correzioni per scostamenti di oltre 7,5 milioni di euro”. Sapete cosa avrei voluto dire a Sindaco, Maggioranza e Revisore? “Benvenuti sulla terra!!!!!”.
Esattamente un anno fa – tutto è riportato in questo blog (Assessore antifascista, capisci a che serve un blog? Serve a colloquiare con gli elettori!) – dicevo, esattamente un anno fa c’è stato il Consiglio comunale sul riequilibrio del bilancio 2009 (precisamente era il 28 settembre 2009). In quella sede, portai all’attenzione del Consiglio comunale le cifre astronomiche che il Comune di Alife registrava come Residui Attivi e Residui Passivi. Facevo anche un confronto con il Comune di Piedimonte e di Caserta, cosa che irritava prima il Funzionario di Ragioneria e poi l’ex Sindaco. Le cifre che contestavo, allora, erano di circa 93 milioni di euro, sia per i Residui Attivi che per quelli Passivi. E dicevo che, secondo me, erano cifre campate in aria, cioè cifre fasulle, non vere, non rispondenti ai fatti contabili. Apriti cielo! Ve lo ricordate? Tutti addosso a me: perché non era vero quello che dicevo…. perché il Bilancio era a posto… perché tutti i dati rispondevano al vero e – quest’espressione me la ricordo bene – perché tutti i Bilanci “portavano il bollino di certificazione del Revisore dei Conti”.
Ho avuto pazienza in quell’occasione. Ed è stata premiata. Infatti, tre mesi più tardi, nell’approvare il Rendiconto 2008, trovo che….. “sim, sala bim”…… i Residui Attivi e i Residui Passivi si sono magicamente ridotti di circa 80 milioni di euro.
A questo punto, possiamo tirare le somme:
a) settembre 2009, i residui stanno attorno ai 94 milioni di euro;
b) dicembre 2009, i residui si riducono di circa 80 milioni di euro;
c) settembre 2010, altro calo di oltre 7,5 milioni di euro.
Andando avanti così, con il prossimo appuntamento di novembre potrebbe arrivare l’ultimo taglio. Di quanto? Boh! Credo comunque non inferiore al milione di euro.

Adesso mi sto dilungando troppo. Ed ho da raccontarvi ancora la “zappata sui piedi” che si sono dati Sindaco F.F., Maggioranza e Revisore dei conti ieri sera, approvando la delibera (e che delibera!) sul riequilibrio. Mancano però ancora due appellativi.

«Nevrotico (nel significato di uno che mostra nervosismo)» e «arrogante». Questi hanno funzionato un po’ da intercalare nel discorso del Sindaco F.F.. Sarà perché era piuttosto Lei abbastanza agitata e inquieta. Del resto, l’ha dimostrato chiaramente – subito richiamata all’ordine da un Consigliere comunale di più lunga esperienza – quando mi ha interrotto appena ho cominciato a leggere il mio intervento.

La cosa strana è che vengo sempre preso come un nemico. Anzi come il “nemico capitale” dell’amministrazione comunale. Se un foglio è bianco e questo lo dico per prima io, loro sono capaci di sostenere che è nero … magari solo per non darmi ragione (che ragione, poi, se il foglio è bianco?)
Eppure, quello che vorrei è soltanto che le cose ad Alife andassero meglio, che i conti sul Comune cominciassero a tornare, che i papà alifani (compreso me) la smettessero di dover pensare a un futuro per i loro figli lontano dalle nostre bellissime Mura…. magari al Nord Italia, dove anch’io ho trovato – grazie a Dio – rifugio di un lavoro. Perché non credermi? Perché – mi rivolgo a Voi Consiglieri di Maggioranza – non riesco a convincervi? Ieri sera c’è stata una mia apertura a 360 gradi, ma è passata inosservata da parte Vostra. Allora non sono io che non voglio collaborare, siete Voi che non volete la mia collaborazione. Lo accetto, per l’amor del cielo! L’ho capito quando ho saputo della costituzione della “Commissione” per la contabilità, di cui ho parlato in Consiglio comunale. Non sono stato né informato, né coinvolto. Niente. Forse, non credo di peccare di immodestia, potevo essere anch’io di aiuto…… Invece, no. Avete preferito rivolgervi a professionisti esterni, qualcuno anche amico mio!

Sapete che vi dico: la prendo con filosofia! Il bello deve ancora arrivare. Ieri sera che pensavo a tutte queste belle parole che mi hanno rivolto, ci ho riso su per un’ora e mezza. Poi – ahimè! – ho pianto per 10 ore filate, fino a stamattina, rendendomi conto in che mani è finito, senza volerlo, questo nostro Paese. Si salvi chi puòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòò!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Buona serata.
Ciao, daniele.

Ps
Mi sono dilungato troppo. Della “zappata sui piedi” ne parliamo domani o nei prossimi giorni.

Intervento al Consiglio Comunale del 30 settembre 2010

Ieri sera si è svolto il Consiglio Comunale per l'approvazione della ricognizione sullo stato di attuazione dei programmi e della salvaguardia degli equilibri di bilancio per l'esercizio 2010.

Riporto l'intervento che ho letto in assemblea e fatto allegare al Verbale di seduta.


Colleghi Consiglieri,
ci troviamo stasera ad approvare i Provvedimenti per il riequilibrio del Bilancio di previsione 2010. Un provvedimento appunto come ho detto; non una formalità. Ho visto la proposta di deliberazione: vi chiedo, colleghi Consiglieri, di non votarla, di bocciarla.
In questo trascorso amministrativo, mi sono spesso avvalso dello strumento della “questione sospensiva” disciplinata all’articolo 43 del nostro Regolamento del Consiglio comunale. Questa sera voglio fare diversamente. Non voglio appellarmi ancora a questo strumento, anche se motivi e ragione ce ne sono a sufficienza. Voglio travalicare la prassi dei colletti bianchi per chiedere personalmente, a ciascuno di Voi, sia di maggioranza che di minoranza, di votare la proposta di delibera assumendosi la responsabilità davanti ai cittadini. Perdonatemi se sono un po’ pungente: Vi chiedo di votare nel rispetto degli alifani e per salvaguardare gli interessi della nostra collettività. Guariamoci negli occhi e siamo seri e schietti almeno per una volta: il nostro Paese è seriamente in sofferenza. Ciascuno di noi ha il dovere di tentare – dico: solamente provare a – risollevare le sorti di questa Città. C’è una frase, non mia, che vado ripetendo da tempo, con un valore di verità inconfutabile. Dice più o meno così: oggi non è la politica che fa il bilancio, ma il bilancio a fare la politica. Vuol significare che, se un tempo la politica poteva decidere quanti soldi spendere per la collettività (ricordate tutti il noto detto: “tanto paga Pantalone!”), adesso sono i soldi (cioè le tasse che paghiamo) a decidere se e quali iniziative prendere per la collettività. Quando poi i conti non sono a posto, allora è il disastro assoluto. L’importanza del dato contabile lo si rileva anche dalla Legge, che obbliga noi, in quanto Consiglieri del Comune, a compiere diversi atti finalizzati a garantire la regolare tenuta dei conti, ossia ciò che si dice “equilibrio” tra le entrate e le spese. E questa sera ci accingiamo a votare proprio su uno di questi provvedimenti: quello che dovrebbe garantire il pareggio tra entrate e uscite per l’anno 2010. Dunque, Vi chiedo di votare non per una questione politica o di appartenenza partitica, ma esclusivamente nel rispetto degli alifani e per salvaguardare gli interessi di Alife. E l’interesse di Alife, stasera, è quello di far chiarezza sulla reale consistenza del nostro Bilancio comunale. Vado subito a spiegarVi le ragioni a sostegno di questa mia richiesta di “voto-responsabile”. Ragioni sulle quali potete riflettere – nei limiti del breve tempo che abbiamo a disposizione prima del voto – e quindi valutare in propria scienza e coscienza come votare. Spero di essere convincente. E aggiungo di essere a disposizione per parlare ulteriormente in disparte, magari qualche Consigliere, di maggioranza o di minoranza, volesse chiedere una sospensione o addirittura il rinvio della seduta.

Le perplessità sono diverse; come pure le domande che mi accingo a rivolgere al Presidente del Consiglio Comunale e alla Responsabile pro tempore dell’Ufficio Finanziario, che – sono certo – avranno modo di chiarire in maniera più che soddisfacente ogni mio dubbio.

La prima domanda riguarda la Commissione che ha supportato il Responsabile Finanziario nella preparazione della proposta di delibera sul riequilibrio al voto di questa sera. Tra la documentazione che mi è stata consegnata, ho trovato infatti la nota protocollo n. 10639 del 17 settembre 2010 in cui si dà notizia della costituzione di una Commissione di supporto alla redazione della delibera sul riequilibrio. La Commissione è composta dal Direttore Generale e da un impiegato dell’ufficio finanziario del nostro Comune, e da un professionista (Ragioniere) che non mi risulta appartenere all’organico del nostro Comune. Queste le mie perplessità e le mie domande. Perché è stata costituita questa Commissione? Ai sensi di quale disposizione, anche Statutaria o Regolamentare, è stata costituita questa Commissione? Come è stato reclutato il Professionista esterno? Il Professionista esterno ha un contratto di collaborazione o quale altro vincolo normativo? Sono stati messi in atto tutti i procedimenti previsti dalla legge (come quello relativo agli oneri sociali), anche nel caso di prestazioni professionali rese gratuitamente? Perché i Consiglieri di minoranza – parlo almeno per il Gruppo Vivi Alife che rappresento – non sono stati informati e ascoltati né coinvolti sulla costituzione di questa Commissione? Francamente non riesco proprio a capire questo modo di amministrare. Non esistono regole, non c’è una bussola, una rotta a cui mira il navigare: tutto in ordine sparso…. La facilità con cui è stata costituita questa Commissione non corrisponde ad altrettanta semplicità con cui, a me Consigliere di minoranza, viene data la possibilità di guardare all’interno della contabilità del Comune. Perché questa differenza di trattamento? Perché Professionisti esterni possono avere accesso agli atti del Comune in maniera più veloce e accurata dei Consiglieri comunali? Ciò che più dispiace è che questo atteggiamento denota una mancanza di rispetto per gli alifani, alifani rappresentati da “persone” – perché noi siamo prima di tutto “persone” – che rivestiamo un legittimo ruolo di Consiglieri comunali, anche se di Opposizione.

Guardando alla proposta di delibera, potrei stare qui ad elencare le numerose violazioni in atti e in procedure che potrebbero inficiare la validità di questa seduta. Ma, come ho già detto, stasera voglio essere diverso. Vi risparmio perciò questo mio solito blaterale, riservandomi ovviamente la facoltà di adire successivamente le Sedi competenti per far valere il diritto e la giustizia. Mi soffermo allora su di una questione fondamentale: la proposta di deliberazione – a mio parere – non può essere approvata perché determina uno squilibrio di 740.595,16 euro. O, se volete, è di 11.769,09 euro: decidete Voi!


Sono sbiancato quando ho letto il dato degli scostamenti che viene proposto in delibera. E’ di 7.555.032,37 euro, sia in entrata che in uscita. Sette milioni e mezzo di euro…. ma capite di che cifre stiamo parlando? Sette milioni e rotti di euro, programmati e approvati il 30 aprile scorso e che ora bisogna rimangiarsi perché, in realtà, sono soldi che non potevano mai essere incassati (e quindi nemmeno spesi) dal Comune. E’ semplicemente assurdo.
Come stavo dicendo, la delibera proposta determina lo squilibrio di 740.595,16 euro o di 11.769,09 euro. Vorrei capirci su questi dati, che ora spiego meglio; intanto, chiedo chiarimenti e conforto al Presidente del Consiglio Comunale e al Responsabile del servizio Finanziario pro tempore. La cifra di squilibrio che sospetto è il risultato della discordanza tra i numeri riportati in delibera e quelli all’esame del Revisore dei conti nel parere obbligatorio. All’apparenza, sembrerebbe che i Bilanci di riferimento non siano gli stessi; ma questo possono verificarlo (a dire il vero: avrebbero già dovuto verificarlo) i rispettivi responsabili. Il prospetto “entrate” e “uscite” che ci viene proposto in deliberazione prevede, tra le entrate, la voce “contributi e trasferimenti correnti” (Titolo 2). La previsione iniziale è di 1.983.210,00 euro; gli accertamenti al 21 settembre 2010 (notate: 21 settembre, cioè 9 giorni fa non nove mesi fa) è di 587.623,32 euro; la proiezione a fine anno è per un incasso al 100%, cioè per tutti i 1.983.210,00 euro. La domanda viene spontanea: se in 9 mesi abbiamo incassato un quarto di quello che si prevedeva, perché dovremmo ipotizzare di riuscire in 4 mesi, da qui a dicembre, a incassare tutto? Ma la verità è un’altra: il “tutto” non lo possiamo incassare. Su questo dato, il Revisore dei Conti fa notare che, prendendo a base i dati ministeriali, al massimo è possibile incassare 1.242.614,84 euro. Dunque, un importo nettamente inferiore a quello proposto in deliberazione, con una differenza di 740.595,16 euro. Ora – dico io – si può essere ottimisti e sperare che a fine anno vengano incassati tutti i quasi 2 milioni di euro, ma questo ottimismo non è possibile tradurlo in numeri, né metterlo in Bilancio. Nel Bilancio ci vanno i numeri e ci vanno nella maniera in cui recita il famoso detto, cioè senza “opinioni”. Perciò, quella voce di entrata deve essere corretta a ribasso secondo le proiezioni di fonte ministeriale.

Non è tutto.

C’è ancora un altro dato che appare incongruente. E’ il dato delle entrate extratributarie (Titolo 3). In proposta di delibera c’è scritta una cifra (euro 1.078.681,00), il Revisore ne indica un’altra (euro 1.066.911,91), con una differenza di euro 11.769,09. Chiedo, per favore, di capire qual è la cifra giusta: quella posta in delibera o quella riportata dal Revisore? Non credo di pretendere la “luna”, se chiedo di avere una delucidazione in merito: qual è il dato corretto? Anche in questo caso, dunque, è necessario apportare le dovute modifiche, per evitare un possibile disequilibrio. Così com’è, con il rischio di indicare e riportare una cifra sbagliata, non si può approvare la delibera.
Mi fermo qui e concludo.
Aspetto soddisfacenti risposte alle domande poste.
Grazie.

lunedì 17 maggio 2010

Good morning, Alife

Amici miei, vicini e lontani: buongiorno!

Adesso comincio seriamente a preoccuparmi.
Qui – aiutatemi a capire, per favore – c’è davvero qualcosa che non va, che non quadra.
Mi spiego: se anche chi è chiamato a svolgere un ruolo “tecnico” comincia a fare “politica” e a difendere l’indifendibile, significa che….stiamo alla frutta!!!!

Gli antefatti.
Il 7 maggio scorso ho presentato al Comune una Lettera in cui propongo di annullare “in autotutela” la contestata delibera del Consiglio Comunale del 30 aprile 2010 relativa alla vendita dei beni del Patrimonio pubblico. La Lettera è indirizzata al Sindaco F.F., a tutti i Consiglieri comunali, al Segretario comunale e al Revisore dei Conti.

Chi è il Revisore dei Conti di un Comune.
Questa premessa servirà successivamente a “capire” meglio le mie considerazioni.

In base a legge, dottrina e giurisprudenza l’organo di revisione contabile (che noi chiamiamo semplicemente Revisore dei conti) è un organo di controllo interno al Comune. Collabora con il Consiglio comunale – attenzione è scritto: Consiglio comunale!!!! – nella sua funzione di controllo e indirizzo dell’attività della Giunta – attenzione è scritto: funzione di controllo e indirizzo della Giunta!!!!

I fatti.
Il 14 maggio scorso ricevo una telefonata dal Comune che mi avverte che è lì giacente una lettera indirizzata a me. Mi reco al Comune (deve essere stato più o meno alle 12,30 – è l’ora di prendere mio figlio a scuola) e prendo il mio: è il Verbale n. 41/04 del 13.05.2010 del Revisore Unico dei Conti ad oggetto: chiarimenti in merito alla richiesta di annullamento in autotutela della delibera di Consiglio Comunale del 30 aprile 2010 di approvazione del bilancio di previsione 2010 da parte del Consigliere comunale del Gruppo “Vivi Alife”.


Il testo del “Verbale” lo trovate in altro post.

Le mie considerazioni.
In genere preferisco (e mi sforzo di) tenere un atteggiamento sempre educato con le persone con le quali, in qualunque misura e ragione, entro in contatto. Nel caso del Revisore unico del comune di Alife – Mauro Masullo – (al quale mi sento legato, affettivamente, da un’amicizia familiare e rispettosa di lungo corso, nonchè da un’amicizia sincera con il fratello dai tempi delle Elementari), sarò (più) schietto e (più) franco del solito.
Anticipo subito le mie conclusioni.

Il Verbale del Revisore Unico, nei miei riguardi, è rozzo ed offensivo. Inoltre, dal punto di vista dei rispettivi “ruoli” svolti (lui, Revisore del Comune, ed io, Consigliere comunale), il Verbale denota una prevaricazione di competenze: questo è un fatto gravissimo, perché il Revisore è andato oltre quello che è il suo ruolo (lui è un tecnico) e ha indossato i panni della difesa dell’amministrazione (il revisore non è un “politico”).
La “sgarbatezza” usata dal Revisore nel Verbale – e questo resterà agli atti del Comune di Alife a perenne ricordo per i nostri figli – mi frena dal commentarne i contenuti, passo per passo, come è mio solito fare (e spesso l’ho fatto anche con gli articoli di quotidiani).
Affido a ciascuno di Voi, perciò, il compito (e la curiosità) di andarsi a leggere il Verbale per tirare le personali conclusioni.
Mi soffermo su un solo passaggio, quello che maggiormente squalifica etica e professionalità del Revisore contabile del nostro Comune. Scrive a un certo punto «…appare pretestuoso contestare una scelta politica della prima ora del mandato, corrispondente ad una precisa volontà di un Sindaco eletto a larghissima maggioranza, il quale non può per ovvi motivi rappresentarne le ulteriori motivazioni. E ciò per dire che le decisioni politiche vanno rispettate e/o contrastate sul piano politico, solo raramente cercando di invalidare il procedimento che ha portato alla formazione degli atti» (il corsivo e il grassetto sono miei). Parole gravi e grevi. Mi viene un morso allo stomaco ogni volta che le leggo. In quelle parole non c'è nulla di politico, di tecnico, di diritto amministrativo, di contabilità pubblica, di controllo dei conti: in quelle righe si cela solo un atteggiamento codardo e irriverente. Ci vuole coraggio a studiare questa mossa di ricorrere al suggestivo tranello di mettere in gioco una Persona che non è più tra noi. E poi perchè? A che serve? Forse a far ricadere su di Essa la responsabilità (il merito dipende dai punti di vista) della scelta di vendere i beni del comune?

Mi fermo qui, riassumendo infine qualche considerazione più “tecnica”; e con molta difficoltà perché, di tecnico, c’è ben poco nel Verbale!
Il Verbale del Revisore è inconcludente: lascia intendere qualcosa…ma non entra mai “nel merito della legittima richiesta” di annullare il Verbale del Consiglio comunale in autotutela (come scrive di voler fare, a pag. 2).
Il Verbale del Revisore è indefinito e indefinibile: esiste o non esiste il Piano delle Alienazioni? Il Revisore ci gira attorno a questa questione e, non sapendo che pesci pigliare, non si pronuncia (pag. 3 del verbale).
Il Verbale del Revisore è aleatorio (cosa gravissima per un tecnico): riguardo all’opportunità di vendere, dice «… i beni si valutano soprattutto per quello che valgono oggi, non per quello che possono teoricamente valere un domani». Prosit! Voto: 2!
Ma, soprattutto, - e chiudo veramente – il Revisore non avrebbe dovuto permettersi di usare quel tono….di parlare di scelte politiche….Qui, la trasgressione è relativa al Codice deontologico professionale di Categoria…. Ce ne sono di violazioni, ce ne sono…. Eccome se ce ne sono…Vedremo come andrà a finire.

Buona giornata.

Ciao, Daniele.


PS
Sull'annullamento in autotutela, resto in attesa di una risposta da parte dei componenti il Consiglio comunale, organo supremo del Comune. Ripeto (vi supplico!): evitiamo di vendere beni del Comune e, piuttosto, riduciamo le spese! Per favore, proviamo a non restare nella storia come un'amministrazione incapace, che dovette "svendere il patrimonio" per andare avanti. Si può evitare. Come si possono anche sanare i conti del Comune: ma bisogna volerlo "veramente". Facciamolo insieme e nessuno ne pagherà le conseguenze o potrà accaparrarsi meriti: io ci sto, e non mi tirerò indietro. Ma c'è bisogno di un segnale del Gruppo Toro e del Gruppo Leali per Alife. Ma questo segnale diamolo presto: il tempo sta per scadere, per tutti.

Parla il Revisore dei Conti












Riporto il Verbale n. 41/04 del 13 maggio 2010 (protocollo Comune di Alife n. 5446/2010) con cui il Revisore unico dei conti ha fornito chiarimenti alla mia richiesta di annullamento in autotutela della Delibera del Consiglio Comunale sulla vendita dei beni pubblici.

venerdì 7 maggio 2010

Good morning, Alife

Amici miei, vicini e lontani: buongiorno!

Per ancora una volta, torno a parlare della vendita del Patrimonio comunale. Lo faccio per informare che stamattina ho consegnato al protocollo del Comune una Lettera in cui faccio richiesta di procedere ad annullare “in autotutela” la contestata delibera del Consiglio Comunale del 30 aprile 2010.
L’autotutela è una possibilità che consente di auto-annullare un provvedimento da parte dello stesso ufficio o pubblica amministrazione che lo ha emesso. Nel nostro caso, dunque, chiedo al Consiglio comunale di annullare la Delibera sul Bilancio di previsione 2010 (e quindi anche la vendita dei beni immobili) che è stata votata il 30 aprile.
La Lettera è indirizzata al Signor Sindaco F.F., al Signor Segretario, al Signor Revisore dei Conti e ai Signori Consiglieri Comunali (a questi ultimi sto provvedendo personalmente a consegnarne copia).

Il mio augurio (lo stesso che mi sono fatto in Consiglio comunale) è che questa richiesta venga letta come un segnale di apertura alla collaborazione tra “tutti” i Gruppi del Consiglio comunale. Una collaborazione che serve specialmente su certe decisioni e nelle sorti che sono toccate a questa Amministrazione. Una collaborazione che serve cioè su quelle decisioni che vanno al di là dell’ordinaria amministrazione. E la vendita del patrimonio comunale non è certo un atto che si fa tutti i giorni o tutti gli anni: non è ordinaria, ma straordinaria amministrazione.
La mia richiesta dunque (mi rivolgo soprattutto ai colleghi Consiglieri) vi prego di non leggerla come un atto di ostruzionismo o un atteggiamento di mera opposizione.

La vendita dei beni immobili come è stata impostata nel Bilancio 2010 (mettiamo da parte gli aspetti tecnici e di legittimità) può essere facilmente eliminata e superata, trovando altrove quei 385 mila euro di ricavato: riducendo le spese, per esempio.
Il termine per approvare il bilancio è stato prorogato al 30 giugno (in altro post -
clicca qui per vedere - ho riportato il testo del decreto, per alcuni che ancora non ci credono!). Siamo in piena regola e stiamo nei termini. Non si corre il rischio, perciò, di alcun tipo di conseguenza gestionale, nemmeno dal punto di vista finanziario……..
Bastano 20 giorni (il tempo per convocare un nuovo Consiglio comunale) e tutto può essere messo a posto nel Bilancio 2010, togliendo questa benedetta Voce di vendita dei beni comunali.

Mi aspetto un accoglimento della richiesta (posso sperare?). Se ciò dovesse avvenire, se la richiesta cioè dovesse essere accolta, non sarà una vittoria di ViviAlife o di Daniele Cirioli: sarà un atto di responsabilità da parte di tutti i Consiglieri comunali.

Il Consiglio comunale è la “famiglia” di tutti alifani. Parafrasando questa metafora sul Bilancio 2010, è come se una “famiglia” avesse deciso di vendere alcuni beni (case, terreni, etc.) ereditati dai nonni e dagli avi. E’ così che ci comportiamo nelle nostre reali famiglie anagrafiche? Non è piuttosto vero il contrario e, infatti, cerchiamo di lasciare più “beni” ai nostri figli? E allora: perché sul Comune vogliamo prendere decisioni in maniera diversa da come le prendiamo nelle nostre famiglie?

Buona giornata.

Ciao, Daniele.

Ecco il testo della Lettera (protocollo n. 5190 del 7 maggio 2010).

Al Signor Sindaco F.F.
del Comune di Alife (CE)

Al Signor Segretario
del Comune di Alife (CE)

Al Signor Revisore dei Conti
del Comune di Alife (CE)

Ai Signori Consiglieri Comunali
del Comune di Alife (CE)

Oggetto: Richiesta annullamento in autotutela della Delibera del Consiglio Comunale del 30 aprile 2010 relativa al Bilancio di previsione per l’anno 2010


Il sottoscritto Daniele Cirioli, in qualità ed esercizio delle funzioni di Consigliere comunale del Comune di Alife, espone quanto segue.

In data 30 aprile u.s. si è tenuto Consiglio comunale per esame e approvazione del Bilancio di previsione dell’anno 2010, giusta la convocazione di cui alla nota protocollo n. 4572 del 22 aprile 2010 del Comune di Alife. Il Consiglio comunale ha deliberato di approvare il suddetto Bilancio con i voti favorevoli del Gruppo Toro per Alife e con i voti contrari del Gruppo ViviAlife e del Gruppo Leali per Alife.
Il sottoscritto è intervenuto durante la seduta per chiedere il rinvio della trattazione dell’argomento, ai sensi dell’articolo 43 (questione sospensiva) del vigente Regolamento del Consiglio comunale. I motivi della richiesta di rinvio – oltreché di carattere politico e sociale – riguardavano aspetti tecnici e di legittimità amministrativa della deliberazione che si andava ad approvare; motivi attinenti tutti, nello specifico, alla vendita di beni immobili del Comune. Eccoli nel dettaglio.

  1. Il sottoscritto rilevava l’incompleta predisposizione degli atti e dei documenti allegati al Bilancio, tra cui: il prospetto contenente le previsioni annuali e pluriennali di competenza mista degli aggregati rilevanti ai fini del patto di stabilità interno; la tabella dei parametri di riscontro della situazione di deficitarietà strutturale; la tabella dei parametri gestionali con andamento triennale; la Relazione previsionale e programmatica; il “Piano delle alienazioni e valorizzazioni immobiliari”.
    Quindi osservava che l’eventuale deliberazione (cosa di fatto poi avvenuta) poteva risultare inficiata di legittimità, in quanto la previsione del rispetto della documentazione da allegarsi al Bilancio di previsione è un adempimento inderogabile prescritto dal Testo unico degli enti locali (Tuel).
  2. Il sottoscritto faceva notare che la mancanza del “Piano delle alienazioni” era (e resta) capace di inficiare la voce di entrata del Bilancio di previsione registrata al Titolo IV per un importo pari a 385 mila euro, ragione per cui il Bilancio stesso non poteva essere approvato in quanto non in equilibrio (carenza del pareggio tra le entrate e le uscite finanziarie).
  3. Relativamente alla Deliberazione della Giunta comunale n. 28 del 1° aprile 2010 – compresa tra la documentazione allegata al Bilancio di previsione per il 2010 – il sottoscritto rilevava come la stessa approvasse una «“bozza” di Regolamento per l’alienazione del patrimonio immobiliare» e una «“bozza” di Elenco ricognitivo dei beni suscettibili di essere inseriti nel Piano delle alienazioni e valorizzazioni immobiliari allegato al Bilancio di previsione 2010». Quindi osservava che la predetta Delibera confermasse l’assenza, tra la documentazione allegata al Bilancio di previsione, del Piano delle alienazioni e delle valorizzazioni. Ciò sulla base del fatto che la Delibera in questione approva soltanto una “bozza di elenco di beni immobili” che possono essere inseriti nel Piano di alienazioni, ossia dà atto della decisione della Giunta comunale di voler vendere beni immobili comunali ed individua pure quei beni che possono essere venduti o valorizzati. Tuttavia, per poter effettivamente essere venduti o valorizzati, era (e resta) necessario altresì che i beni individuati dall’elenco elaborato dalla Giunta comunale vengano inseriti in uno specifico “Piano delle alienazioni” da allegare al Bilancio di previsione (nel Piano delle alienazioni – non allegato al Bilancio di previsione – possono finirci tutti, uno, più di uno o nessuno dei beni immobili individuati dalla Giunta comunale).
  4. Sempre in riferimento alla Delibera della Giunta comunale n. 28 il sottoscritto sollevava inoltre un’eccezione di incompetenza per il Consiglio comunale. La predetta Delibera approva due atti: una «bozza di Regolamento per l’alienazione del patrimonio immobiliare» e una «bozza di Elenco ricognitivo dei beni suscettibili di essere inseriti nel Piano delle alienazioni e valorizzazioni immobiliari». Il sottoscritto sollevava eccezione di incompetenza relativamente all’“Elenco ricognitivo”, in quanto a norma del Tuel (e dell’articolo 58 del dl n. 112/2008), il Consiglio comunale ha competenza solo ed esclusivamente sulla “regolamentazione” della vendita dei beni immobili comunali; sull’individuazione specifica dei beni immobili da vendere, invece, la competenza è esclusivamente della Giunta comunale.
  5. Il sottoscritto, mediante ricorso ad alcune domande, rilevava ulteriori carenze in ordine alla procedura (e decisione) di vendita dei beni immobili comunali. In particolare, notando che queste informazioni non erano presenti nella Relazione, chiedeva: 1) se la Giunta comunale, nel momento di individuare i beni immobili da vendere (Delibera n. 28/2010), avesse esperito tutte le procedure di valutazione circa la convenienza ed opportunità della dismissione; 2) se la Giunta comunale, nel momento di individuare i beni immobili da vendere (Delibera n. 28/2010), avesse esplicitato le ragioni di tale scelta; 3) se la Giunta comunale, nel momento di individuare i beni immobili da vendere (Delibera n. 28/2010), avesse individuato l’impiego delle risorse finanziarie ricavate dalla dismissione del patrimonio comunale.

Il sottoscritto ritiene che i predetti motivi siano sufficienti per invalidare la Delibera del Consiglio comunale del 30 aprile 2010. Sulla base di tanto, quindi, chiede di procedere all’annullamento in autotutela. Fa presente altresì che, essendo stato ulteriormente prorogato il termine di approvazione del Bilancio di previsione per il 2010 al prossimo 30 giugno, ci sarebbe a disposizione il tempo utile per annullare la Delibera e per ripresentarla in Consiglio comunale, nel pieno rispetto dei termini di Legge, tenendo conto delle osservazioni suindicate.

Il sottoscritto, infine, si dichiara a disposizione per ogni ulteriore chiarimento, riservandosi in ogni caso la facoltà di adire gli Organi superiori utilizzando gli strumenti giuridici messi a disposizione dal vigente ordinamento.

Sicuro di una pronta accoglienza della presente, porge molti distinti saluti.

Alife lì, 7 maggio 2010

Il decreto di rinvio dei termini per i Bilanci


Notizia del 30 aprile 2010

Prorogato al 30 giugno il bilancio di previsione degli enti locali. Lo prevede il decreto del ministro dell'Interno 29 aprile 2010 che accoglie il parere della Conferenza Stato-città ed autonomie locali.


È differito al 30 giugno il termine per la deliberazione del bilancio di previsione per l'anno 2010 da parte degli enti locali. Lo stabilisce il decreto del ministro dell'Interno 29 aprile 2010, adottato d'intesa con il ministero dell'Economia e delle Finanze sentito il parere favorevole della Conferenza Stato città e autonomie locali. La proroga del termine, già differito una prima volta, è stata decisa per accogliere la richiesta dell'Associazione nazionale comuni italiani (Anci). La possibilità di differire il termine per il bilancio di previsione è stabilita, 'in presenza di motivate esigenze', dall'articolo 151 del Testo unico sull'ordinamento degli enti locali (decreto legislativo n.267/2000).


Fonte: Ministero dell'Interno

mercoledì 5 maggio 2010

Good morning, Alife


Amici miei, vicini e lontani: buongiorno!
Oggi sono molto breve; ma vi lascio altro da leggere (per chi vuole, ovviamente).
Spesso ho usato le parole “dissesto finanziario” con riferimento ai conti del nostro Comune. L’ho usata anche durante l’ultimo Consiglio comunale, dubitando sul fatto che la vendita dei beni immobili possa avere a che fare con i conti che non tornano, piuttosto che rappresentare una misura di investimento (per esempio: il Comune vende questi immobili perché vuole costruire un favoloso parco giochi per i nostri figli!).

Peraltro, la presentazione del Bilancio da parte del Vice Sindaco non lascia dubbi: la vendita è necessaria per non alzare le tasse! Sì, per non alzare le tasse quest'anno: e per i prossimi anni, che cosa vendiamo?

Ieri, ItaliaOggi ha pubblicato un articolo che può aiutarmi a far passare questo concetto…… buona lettura!

(cliccare sull'immagine per ingrandire )

Buona giornata.

Ciao, Daniele.
L'allarme del Viminale: c'è una difficoltà finanziaria sommersa. Poteri sostitutivi ai prefetti
GLI ENTI LOCALI DRIBBLANO IL DISSESTO
Per evitare critiche i sindaci evitano il default. E non risanano
(Di Francesco Cerisano)
Sarà perché mettere in piazza i risultati di una gestione economica dissennata, esponendosi al pubblico ludibrio dei cittadini e dei media, non fa piacere a nessuno. O perché molto spesso ignorano i possibili futuri benefici di un risanamento radicale nei conti. E preferiscono tirare a campare vivendo alla giornata, nella speranza che prima o poi arrivi il classico aiutino da Roma, come successo con Catania qualche anno fa che si salvò dal default solo grazie a un sostanzioso assegno del governo Berlusconi. Fatto sta che sindaci e presidenti di provincia si dimostrano sempre più restii nel dichiarare lo stato di dissesto degli enti che amministrano. Una latitanza a cui si dovrebbe in qualche modo sopperire attribuendo per esempio ai prefetti il potere di sostituirsi ai primi cittadini nella decisione di attivare la procedura. Una norma del genere il governo l'ha già messa in cantiere, inserendola nel ddl anticorruzione, ma visto che i tempi per l'approvazione del provvedimento non si annunciano brevi (il testo non è ancora approdato in parlamento) meglio sarebbe se i sindaci comprendessero una volta per tutte che un ente in dissesto deve sì tirare la cinghia «e rinunciare momentaneamente ai propri poteri di autogoverno», ma solo così può raggiungere «un equilibrio di bilancio duraturo». A dirlo è la direzione centrale finanza locale del ministero dell'interno in un report sul dissesto finanziario degli enti locali pubblicato ieri.
I tecnici del dipartimento guidato da Giancarlo Verde hanno analizzato i primi vent'anni di normativa sul dissesto, dal decreto legge n.66/1989 con cui l'istituto ha fatto la prima comparsa nel nostro ordinamento fino al Testo unico del 2000 con le modifiche introdotte sul punto dalla Finanziaria 2007. Vent'anni in cui gli enti che hanno avuto il coraggio di dichiarare il default non sono stati moltissimi: 442, per lo più comuni del sud e di piccole dimensioni. Un dato che però, secondo il Viminale, non deve indurre a facili ottimismi perché potrebbe nascondere una realtà molto più critica. «Il dissesto», si legge nella relazione, «è stato dichiarato maggiormente nei piccoli enti dove gli equilibri contabili vengono subito sconvolti dall'insorgere di debiti fuori bilancio e nelle regioni del sud Italia dove sicuramente negli anni passati gli enti locali sono stati gestiti con minore attenzione agli aspetti di regolarità contabile, ma hanno avuto minori possibilità di godere di un benessere socio-economico territoriale». Ciononostante, i recenti casi di dissesto che hanno coinvolto grandi comuni (Napoli, Potenza, Benevento, Chieti, la provincia di Napoli, Enna nel 2006 e Taranto nel 2007) secondo il ministero dell'interno devono far riflettere. Perché i conti degli enti locali non sono tutti rose e fiori. Qualche mese fa fu la Ragioneria generale dello stato a lanciare l'allarme (si veda ItaliaOggi del 14/10/2009): «La situazione finanziaria dei comuni appare molto critica», scriveva il dipartimento guidato da Mario Canzio, «e i fenomeni degenerativi sono oramai espressione di una linea di tendenza che si va consolidando». Un cattivo andamento della spesa corrente, accompagnato da una gestione fasulla dei residui attivi e da una situazione di cassa critica, aggravata spesso dall'utilizzo di debiti fuori bilancio: questo il quadro (preoccupante) tracciato dalla Ragioneria e rilanciato dal Viminale. «Dalle risultanze ispettive», scrivono i tecnici di Roberto Maroni, citando il report della Rgs, «si è evidenziata la presenza di dissesti non dichiarati che alla fine producono conseguenze ancora più gravi in quanto, se la crisi finanziaria viene dichiarata in tempi fisiologici, c'è la possibilità di ottenere un vero risanamento. Se questo non accade, l'uscita dalla crisi diventa un'operazione impossibile da raggiungere soltanto con azioni a livello locale e, di conseguenza, diventa necessario un intervento a livello centrale».
Dai dati del Viminale risulta che la maggior parte delle situazioni di sofferenza sono emerse nei primi cinque anni dall'entrata in vigore della normativa sul dissesto (125 nel 1989, 64 nel 1990, 45 nel '91, 46 nel '92, 52 nel '93, 38 nel '94, 16 nel '95). Ma poi il trend è stato via via decrescente fino ad arrivare al massimo a 5 default all'anno (come nel 1999, nel 2008 e nel 2010). Dati che non fanno sorridere il Minterno perché nascondono, invece, «una seria e sommersa difficoltà finanziaria-gestionale degli enti locali», testimoniata dal recente crack del comune di Taranto e «dall'elevato numero di enti locali che lamenta condizioni di pre-dissesto».

martedì 4 maggio 2010

Good morning, Alife

Amici miei, vicini e lontani: buongiorno!

Parlo ancora del Bilancio di previsione 2010 e del Consiglio comunale. Ovviamente la questione è sempre la stessa: la vendita dei beni comunali. Lo faccio in riferimento all’articolo apparso ieri sul (solito) Corriere di Caserta, a firma di Gi.Ma. che sta per Gianni Marotta. A proposito lo conoscete Gianni Marotta? Sì, sì! Avete capito! È proprio lui.

Nell’articolo, dopo aver ricordato e riportato le parole del Sindaco F.F. (di questo ne parlo più avanti), scrive: «Dalle fila della minoranza non è arrivato alcun rilievo di carattere politico sull’impostazione del bilancio, da tutti ritenuta concreta e qualificata, ma solo rilievi di natura procedimentale». Capite il messaggio che vuol far passare? Vuol far bere agli Alifani (ai Lettori in generale) che l’impostazione del bilancio è stata «da tutti ritenuta concreta e qualificata». Però ha dimenticato una cosa fondamenta: spiegare e dirci chi sono quei “tutti” che hanno condiviso il Bilancio. In Consiglio comunale abbiamo parlato solo io, il Sindaco F.F., l’assessore Vitelli e il Consigliere Isabella. Stop.

Ma il meglio di sé, Gianni Marotta lo tira fuori quando deve affossare il mio intervento in Consiglio comunale. Devo farti i complimenti, Gianni Marotta! Sei più unico che raro! Sei l’Arsenio Lupin della carta stampata. Con un’abilità degna di questo personaggio, infatti, mischi le carte e rivolti la frittata per dire che ha ragione la Maggioranza. Tue testuali parole, scritte nell’articolo, recitano: Cirioli «ha avanzato una richiesta di sospensione…. contestando la mancata approvazione del piano di alienazione»; ma la Maggioranza «ha dimostrato come la giunta avesse già adottato l’elenco dei beni da dismettere…». Gianni, ho capito il trucco! Equipari il “piano delle alienazioni” e “l’elenco dei beni da dismettere”. Ho un sospetto: è lo stesso trucco usato dalla Maggioranza nel presentare il Bilancio di previsione…. Vuoi vedere che , sotto sotto, qualche suggerimento ti arriva proprio dalla Maggioranza?

Prendiamo adesso le parole del Sindaco F.F.. Come scrive Gianni Marotta, il Consigliere Di Muccio ha ricordato «la scelta politica di non aumentare di un solo centesimo le tasse comunali (….). Nel contempo, nonostante la grave crisi finanziaria mondiale e la situazione di recessione che colpisce anche l’Italia, abbiamo garantito il mantenimento di tutti i “servizi”…». Qui ho fatto una correzione: l’articolo, infatti, non riporta la parola “servizi” ma “sevizi”!!! Gianni Marotta sei un grande! Ti stimo, fratello! Hai proprio ragione: questa Maggioranza non ci ha voluto risparmiare i….”sevizi” di fine stagione (le torture, i supplizi): ha deciso di vendere il comune!!!!


Mettiamo da parte gli scherzi, adesso, perché la questione è seria. Chiedo a Voi (l’ho già fatto in Consiglio comunale rivolgendo la domanda alla Maggioranza, ma non ho ricevuto risposta): ma la vendita di beni non corrisponde comunque ad alzare le tasse? Se oggi recuperiamo 385 mila euro vendendo i beni del comune, il prossimo anno dove li troviamo altri beni da vendere per non alzare le tasse?

Riguardo alla “grave crisi finanziaria” cui ha fatto riferimento il Sindaco F.F. riporto parte di un articolo apparso sull’ultimo numero de “Il Risveglio Alifano”, un periodico di informazione e di cultura diffuso ad Alife tempo fa.

L’articolo si intitolava “I conti che non tornano”.

«Dall’attenta lettura del bilancio si può scorgere un’altra decisione che non condividiamo: l’alienazione (vendita) di alcune proprietà comunali, considerate attualmente non redditizie. Non siamo contrari per principio alla iniziativa: pensiamo che una saggia amministrazione comunale debba alienare ciò che possiede come bene improduttivo per investirne meglio il ricavato, ma siamo contrari che questa scelta avvenga prima che lo Stato provvederà a sanare la situazione finanziaria degli enti locali.» Questa è la parte più interessante; anche allora, come oggi, tirava vento di crisi: «Riteniamo che solo quelle amministrazioni previdenti, che avranno saputo conservare, in mezzo all’attuale marasma finanziario, beni demaniali che non si svalutano mai (terreni), dopo la fase di transizione che stiamo vivendo, si troveranno avvantaggiate rispetto alle altre».
Parole sagge.
L’articolo è firmato «a cura del gruppo redazionale». Me ne ha fatto gradito omaggio – e ancora lo ringrazio – il Prof. Guadagno (già Sindaco di Alife) che a quel gruppo apparteneva, all’indomani del Consiglio comunale. Anzi, credo che sia stato proprio Lui l’estensore materiale dell’articolo, poi condiviso da tutta la Redazione.
Porta la data di “Gennaio 1976”. Sono passati 35 anni, ma la storia è sempre la stessa: i conti che non tornano! Talvolta, ascoltare l’esperienza altrui potrebbe contribuire a migliorare il presente.... ma è un esercizio che abbiamo abbandonato da tempo.

Buona giornata.

Ciao, Daniele.

lunedì 3 maggio 2010

Good morning, Alife

Amici miei, vicini e lontani: buongiorno!

Venerdì, dunque, c’è stato il Consiglio comunale.
All’ordine del giorno: il Bilancio di previsione 2010.
Tutto è successo come da copione: la solita e stancante discussione tra me e l’Assessore Vitelli e poi tutti in fila a votare per alzata di mano.

In altro post ho riportato il mio intervento in Aula (e fatto allegare alla Delibera).
Ritenendo opportuno “informare” la Cittadinanza di quel che è successo (e del peggio che potrebbe ancora avvenire), stamattina ho fatto affiggere un manifesto (il testo è di seguito) per le strade di Alife.

Buona giornata.

Ciao, Daniele.



SALDI DI FINE GESTIONE

Cari Concittadini,
nell’ultimo Consiglio Comunale del 30 aprile, la Maggioranza ha approvato il Bilancio di previsione per il 2010 (ultimo anno prima delle nuove elezioni), deliberando la vendita dei seguenti immobili comunali:

  • Terreno e fabbricato ex scuola località "Vernelle" (euro 40 mila);
  • Edificio ex scuola elementare Via vecchia per Piedimonte (euro 70 mila);
  • Edificio ex scuola Vergini (euro 50 mila);
  • Edificio ex Macello (euro 95 mila);
  • Edificio detto "Mulinello" (euro 40 mila);
  • Ex banchine canale Torano e S.S. 330, 331, S.P. della Scafa (euro 75 mila);
  • Affrancazione Livelli Usi civici (euro 15 mila).

Totale incasso: 385 mila euro!

Perché questa colossale svendita del patrimonio comunale?
Perché questa fretta nel deliberare la svendita nonostante ci sia tempo fino al 30 giugno per approvare il Bilancio di previsione 2010?
Che fine faranno quei 385 mila (solo 385 mila?) euro di ricavato?
Queste domande – rimaste senza risposta – sono state il mio accorato appello alla Maggioranza, durante la discussione in Consiglio Comunale, affinché si riflettesse con più calma sulla convenienza, sulla necessità e sull’opportunità di vendere beni del Comune.
L’appello è caduto nel vuoto e la Maggioranza ha dato il via libera ai saldi di fine gestione (come succede nel Commercio, dove ci sono i saldi di fine stagione).

Saldi di «fine» gestione? E la parola fine che cosa può significare? Che si tratta di una decisione presa al termine del mandato elettorale (il Consiglio Comunale, infatti, è sciolto) oppure che si tratta di una manovra abile nei conti pubblici? Qualunque sia la spiegazione, è il risultato che resta inaccettabile: una decisione moralmente inopportuna nel primo caso (perché non lasciare la decisione alla futura amministrazione?); una manovra tecnicamente e normativamente inadeguata nel secondo caso: le irregolarità che ho fatto notare in Consiglio comunale le sottoporrò all’esame degli Organi superiori di competenza.

Alife 3 maggio 2010

sabato 1 maggio 2010

Intervento al Consiglio Comunale del 30 aprile 2010

Ieri si è svolto il Consiglio comunale per l'approvazione del Bilancio di previsione per il 2010.
Novità principale del Bilancio, la previsione di vendita di beni immobili comunali.
Riporto l'elenco dei beni immobili individuati dalla Giunta Comunale (Delibera n. 28 del 1° aprile 2010) quali beni suscettibili di valorizzazione e/o alienazione:
  • Lotto di terreno agricolo/industriale con soprastante rudere ex scuola località "Vernelle" - Intervento previsto = Alienazione - Valore complessivo presunto = euro 40.000,00
  • Alloggi di proprietà comunale siti in Piazza della Liberazione - Intervento previsto = Alienazione/Valorizzazione - Valore complessivo presunto = euro //
  • Edificio comunale ex scuola elementare Via vecchia per Piedimonte - Intervento previsto = Alienazione - Valore complessivo presunto = euro 70.000,00
  • Edificio comunale ex scuola via Vergini - Intervento previsto = Alienazione - Valore complessivo presunto = euro 50.000,00
  • Edificio comunale ubicato in Via Mura romane (ex Macello) - Intervento previsto = Alienazione - Valore complessivo presunto = euro 95.000,00
  • Edificio comunale ubicato in Via _____ (detto "Mulinello") - Intervento previsto = Alienazione - Valore complessivo presunto = euro 40.000,00
  • Micro Lotti (ex Banchine....) Identificate catastalmente ai nn.... Ubicati in aderenza al canale torono e lungo le S.S. 330, 331 S.P. della Scafa - Intervento previsto = Alienazione - Valore complessivo presunto = euro 75.000,00
  • ...... (la fotocopia è illeggibile, NdR) ..ubicato in via G. Matteotto angolo Via Settefrati e via Caduti sul Lavoro ex scuola - ASL - Intervento previsto = Valorizzazione - Valore complessivo presunto = euro //
  • Affrancazione Livelli Usi civici - Intervento previsto = Alienazione -Valore complessivo presunto = euro 15.000,00
  • TOTALE = euro 385.000,00


Riporto il mio intervento in Consiglio Comunale.


Colleghi Consiglieri,
sottopongo alla Vostra attenzione una questione sospensiva ai sensi dell’articolo 43 del vigente Regolamento del Consiglio Comunale.

I motivi sono diversi.

Faccio una piccola premessa. Lunedì 26 aprile abbiamo avuto una riunione dei Capigruppo che ha avuto come tema di discussione proprio il Bilancio di previsione 2010. Ciascun gruppo consiliare ha avuto modo di manifestare qualche osservazione sul bilancio; di proporre modifiche; di suggerire adeguamenti. Ieri mattina ho chiesto – e mi è stato concesso – un ulteriore incontro con il Vice Sindaco, il Capogruppo di Maggioranza, il Responsabile dell’Area Finanziaria e il Revisore dei Conti che ancora ringrazio della disponibilità. Ho chiesto il nuovo colloquio con l’intento di arrivare ad una comune intesa sul rinvio del Consiglio comunale di questa sera – da estendere anche ai colleghi Consiglieri del gruppo Leali per Alife. Un rinvio al fine di riflettere meglio su una precisa decisione che si vuole prendere questa sera: la vendita di beni immobili comunali. Ho insistito su questa richiesta di rinvio, che già avevo chiesto nella conferenza dei Capigruppo, perché da lunedì ad ieri c’è stata una novità. Il ministro dell’interno ha prorogato i termini per l’approvazione del Bilancio di previsione dal 30 aprile al 30 giugno. Quindi due mesi in più che possono servire per riflettere sul Bilancio e, soprattutto, per cercare una soluzione alternativa alla vendita dei beni immobili comunali. Alla fine, però, l’intesa sul rinvio non è stata raggiunta per motivi – ritengo – “tecnici”, cioè estranei alla volontà dei presenti.

Fatta questa doverosa premessa, passo ad illustrare i motivi che mi spingono a sottoporvi, Colleghi Consiglieri, di rinviare l’approvazione del Bilancio. Come spiegherò, ritengo che i motivi siano sufficientemente validi per decidere tutti assieme – in uno spirito di collaborazione che ci deve arrivare e animare dalle sorti che sono toccate a questo Consiglio comunale – per decidere tutti assieme di ritornare tra un mese o più a votare sul Bilancio di previsione del 2010. Durante quest’ulteriore periodo, si potrà ricercare una soluzione alternativa alla vendita del patrimonio comunale che, credo, sia in parte condivisa anche dalla Maggioranza e dall’altra parte dell’Opposizione.

I motivi del rinvio attengono soprattutto (se non esclusivamente) ad aspetti amministrativi, tecnici e, non da ultimo, di legittimità delle decisioni proposte all’approvazione questa sera.

1) Il Bilancio di previsione sottoposto alla nostra approvazione è incompleto.
Comincio osservando che il Bilancio di previsione è incompleto.
Il Tuel individua uno per uno i documenti che devono essere presentati all’esame del Consiglio comunale per l’approvazione del Bilancio di previsione. Non sto qui ad elencarli tutti, ma mi limito a dire quelli che mancano e che, dunque, perché mancanti non permetterebbero il legittimo voto di stasera:

  1. il prospetto contenente le previsioni annuali e pluriennali di competenza mista degli aggregati rilevanti ai fini del patto di stabilità interno;
  2. la tabella dei parametri di riscontro della situazione di deficitarietà strutturale;
  3. la tabella dei parametri gestionali con andamento triennale;
  4. la relazione previsionale e programmatica. Quella deliberata dalla Giunta il 1° aprile 2010, infatti, è stata predisposta e firmata dal Responsabile dell’Area Finanziaria. La Relazione non è un documento amministrativo, ma politico. Essa, infatti, definisce gli “obiettivi generali” da raggiungere nell’anno programmati dall’organo di governo, cioè la giunta;
  5. il “Piano delle alienazioni e valorizzazioni immobiliari”. Se manca il Piano delle alienazioni, diventa irreale la voce di entrata del Bilancio registrata al Titolo IV per 385 mila euro. Se è così, il Bilancio non può essere approvato perché non è in equilibrio: non c’è pareggio tra entrate e uscite. Ricordo che il Bilancio ha (anche) funzione “autorizzatoria”, nel senso che tutto ciò che in esso è scritto (e approvato in Consiglio comunale) può essere poi realizzato nell’anno; come tutto ciò che in esso non è previsto non può essere realizzato. Nel nostro caso, se manca il Piano delle alienazioni è come se il Bilancio autorizzasse una spesa in corrispondenza di un’entrata che non verrà mai realizzata.

2) Deliberazione giunta n. 28 del 1° aprile 2010
Tra i documenti allegati al Bilancio ho trovato la Delibera n. 28/2010 della giunta comunale. Francamente non capisco come mai sia finita tra i documenti “allegati” al Bilancio, perché non ha nulla a che vedere con il Bilancio.
La Delibera approva la “bozza” di regolamento per l’alienazione del patrimonio immobiliare e la “bozza” di elenco ricognitivo dei beni suscettibili di essere inseriti nel Piano delle Alienazioni e Valorizzazioni immobiliari allegato al Bilancio di previsione 2010.
Cosa ho detto solo 30 secondi fa? Ho detto che al Bilancio manca il Piano delle Alienazioni e delle Valorizzazioni. La conferma arriva dalla Delibera, come ho appena letto. La Delibera, infatti, approva “la bozza di elenco di beni immobili” che possono essere inseriti nel Piano di alienazioni. In altre parole, la delibera individua quei beni immobili del Comune che si vogliono vendere. Ma ciò non basta per poter essere effettivamente venduti. Perché, per poi essere venduti è necessario che gli immobili vengano inseriti nel “Piano delle alienazioni”: questo Piano delle Alienazioni non esiste e non c’è allegato al Bilancio.

La cosa strana – e ritengo illegittima – è il fatto che la Delibera sia stata allegata al Bilancio. E, soprattutto, ritengo illegittimo che venga sottoposta al nostro voto unitamente al Bilancio. Perché il Bilancio è una cosa; la “bozza” di regolamento sulla vendita degli immobili è un’altra cosa; la “bozza” di elenco dei beni che si vogliono vendere è anch'essa un’altra cosa; il Piano delle alienazioni è ancora un’altra cosa.

Sempre con riferimento alla Delibera n. 28/2010 sollevo eccezione d’incompetenza. Come detto, la delibera approva due atti: la «bozza regolamento per l’alienazione del patrimonio immobiliare» e la «bozza di elenco ricognitivo dei beni suscettibili di essere inseriti nel Piano delle alienazioni e valorizzazioni immobiliari». L’“eccezione di incompetenza” la sollevo sull’“elenco ricognitivo”. A norma del Tuel, infatti, il Consiglio comunale ha competenza solamente sulla “regolamentazione”. Sull’individuazione degli immobili da vendere, invece, la competenza è della Giunta comunale. Questo lo stabilisce il Tuel, e lo prevede anche l’articolo 58 del dl n. 112/2008 – a cui la delibera fa riferimento. L’articolo 58, infatti, stabilisce che “…ciascun ente con delibera dell’organo di governo individua, redigendo apposito elenco…. i singoli beni immobili”. Ciò basta a togliere ogni dubbio che non spetta al Consiglio comunale deliberare sull’elenco dei beni immobili, ma solo ed esclusivamente alla Giunta comunale. Pertanto, la Delibera non può essere sottoposta a votazione, pena l’invalidità della deliberazione.

Oltre a questi rilievi, Colleghi Consiglieri, ritengo che la scelta di vendere i beni del comune sia da bocciare a prescindere. Il Piano delle alienazioni non è un’invenzione di quest’anno, ma esiste da almeno un decennio. E’ una scelta che fa la Maggioranza in carica. La Giunta di Alife ha deciso di vendere alcuni immobili comunali. E’ un nostro diritto di Consiglieri ed è un diritto dei cittadini di Alife sapere “perché” e “come” si vogliono vendere questi immobili. Il Tuel e la disciplina normativa sulle vendite dei beni comunali vincolano la Giunta comunale a “giustificare” la decisione di vendere beni comunali. Prima di arrivare a dire che un bene deve essere venduto, bisogna verificare che quel bene effettivamente non “convenga” al Comune di tenerlo nel suo Patrimonio. Quando si arriva a dire che un immobile verrà venduto, bisogna poi spiegare dove andranno a finire i soldi ricavati dalla vendita. Tutto questo non riesce di saperlo dalla Delibera che muove i primi passi verso la vendita dei beni comunali.

Il Bilancio porta iscritto un ricavato di 385 mila euro; mi chiedo: è giusta questa stima? dove vanno a finire questi soldi? Come verranno utilizzati? Questo non solo per mia curiosità, ma perché è anche la legge che impone una stima di ogni singolo bene; è la legge che impone di specificare l’utilizzo del ricavato. Queste informazioni non sono presenti nel Bilancio e nemmeno nella Relazione.
Il Tuel impone che quei 385 mila euro siano impiegati in spese in conto capitale (cioè in altri investimenti): questo manca nel Bilancio e nella Relazione. Il Tuel ammette anche l’utilizzo di questi soldi per pagare debiti “fuori bilancio”; ma nemmeno questo è previsto nel Bilancio e nella Relazione. In maniera che io ritengo illegittima, il Bilancio mette i 385 mila euro nel calderone delle entrate senza specificarne la destinazione. Dunque, per dirla con parole più semplici – mi si perdoni il linguaggio – quei 385 mila servono a “tirare avanti” con le spese ordinarie del Comune. Se le cose stanno così, allora mi chiedo: adesso troviamo i 385 mila per il 2010; ma quando gli immobili da vendere saranno finiti dove troveremo i soldi per andare avanti?

Concludo.
Colleghi Consiglieri,
è tempo di mettere da parte gli scontri ideologici o di parte, in questo difficile ruolo di Maggioranza e Opposizione. Il Consiglio comunale di Alife è stato sciolto. A noi resta soltanto il compito di traghettare il Comune alle prossime elezioni del 2011. Io – come tutti Voi, ne sono certo – vorrei farlo con lo spirito di servizio verso la nostra comunità.
Spero che ciò sia trapelato anche dal mio intervento. Intervento che, credo, suggerisca buoni motivi per riflettere con calma sulla decisione del voto di questa sera. Vi chiedo di rinviare l’approvazione del Bilancio a una nuova seduta. Ve lo chiedo non perché ho sollevato irregolarità della procedura o l’illegittimità di alcuni atti (che possono sempre determinare l’invalidità della deliberazione), ma per avere a disposizione altro tempo per riflettere con calma – e nel rispetto della legge – sull’eventuale decisione di procedere alla vendita dei beni del Comune.
Grazie.