venerdì 30 marzo 2012

Trecento parole

Oggi riporto un "Good morning, Alife" di (più) di due anni fa!
Mi fa una sensazione strana....sono trascorsi due anni, ma i problemi stanno ancora tutti qui. Anzi no: sono cresciuti, infatti. La vita in questa nostra città, accidenti, è visibilmente peggiorata. E non si vede uscita. Ma non doveva esserci il "nuovo"? 
Buon weekend.
Ciao, Daniele.


Good morning, Alife di mercoledì 5 maggio 2010



Amici miei, vicini e lontani: buongiorno!
Oggi sono molto breve; ma vi lascio altro da leggere (per chi vuole, ovviamente).
Spesso ho usato le parole “dissesto finanziario” con riferimento ai conti del nostro Comune. L’ho usata anche durante l’ultimo Consiglio comunale, dubitando sul fatto che la vendita dei beni immobili possa avere a che fare con i conti che non tornano, piuttosto che rappresentare una misura di investimento (per esempio: il Comune vende questi immobili perché vuole costruire un favoloso parco giochi per i nostri figli!).
Peraltro, la presentazione del Bilancio da parte del Vice Sindaco non lascia dubbi: la vendita è necessaria per non alzare le tasse! Sì, per non alzare le tasse quest'anno: e per i prossimi anni, che cosa vendiamo?
Ieri, ItaliaOggi ha pubblicato un articolo che può aiutarmi a far passare questo concetto…… buona lettura! (cliccare sull'immagine per ingrandire )
Buona giornata.
Ciao, Daniele.
 
L'allarme del Viminale: c'è una difficoltà finanziaria sommersa. Poteri sostitutivi ai prefetti
GLI ENTI LOCALI DRIBBLANO IL DISSESTO
Per evitare critiche i sindaci evitano il default. E non risanano

(Di Francesco Cerisano)
Sarà perché mettere in piazza i risultati di una gestione economica dissennata, esponendosi al pubblico ludibrio dei cittadini e dei media, non fa piacere a nessuno. O perché molto spesso ignorano i possibili futuri benefici di un risanamento radicale nei conti. E preferiscono tirare a campare vivendo alla giornata, nella speranza che prima o poi arrivi il classico aiutino da Roma, come successo con Catania qualche anno fa che si salvò dal default solo grazie a un sostanzioso assegno del governo Berlusconi. Fatto sta che sindaci e presidenti di provincia si dimostrano sempre più restii nel dichiarare lo stato di dissesto degli enti che amministrano. Una latitanza a cui si dovrebbe in qualche modo sopperire attribuendo per esempio ai prefetti il potere di sostituirsi ai primi cittadini nella decisione di attivare la procedura. Una norma del genere il governo l'ha già messa in cantiere, inserendola nel ddl anticorruzione, ma visto che i tempi per l'approvazione del provvedimento non si annunciano brevi (il testo non è ancora approdato in parlamento) meglio sarebbe se i sindaci comprendessero una volta per tutte che un ente in dissesto deve sì tirare la cinghia «e rinunciare momentaneamente ai propri poteri di autogoverno», ma solo così può raggiungere «un equilibrio di bilancio duraturo». A dirlo è la direzione centrale finanza locale del ministero dell'interno in un report sul dissesto finanziario degli enti locali pubblicato ieri.
I tecnici del dipartimento guidato da Giancarlo Verde hanno analizzato i primi vent'anni di normativa sul dissesto, dal decreto legge n.66/1989 con cui l'istituto ha fatto la prima comparsa nel nostro ordinamento fino al Testo unico del 2000 con le modifiche introdotte sul punto dalla Finanziaria 2007. Vent'anni in cui gli enti che hanno avuto il coraggio di dichiarare il default non sono stati moltissimi: 442, per lo più comuni del sud e di piccole dimensioni. Un dato che però, secondo il Viminale, non deve indurre a facili ottimismi perché potrebbe nascondere una realtà molto più critica. «Il dissesto», si legge nella relazione, «è stato dichiarato maggiormente nei piccoli enti dove gli equilibri contabili vengono subito sconvolti dall'insorgere di debiti fuori bilancio e nelle regioni del sud Italia dove sicuramente negli anni passati gli enti locali sono stati gestiti con minore attenzione agli aspetti di regolarità contabile, ma hanno avuto minori possibilità di godere di un benessere socio-economico territoriale». Ciononostante, i recenti casi di dissesto che hanno coinvolto grandi comuni (Napoli, Potenza, Benevento, Chieti, la provincia di Napoli, Enna nel 2006 e Taranto nel 2007) secondo il ministero dell'interno devono far riflettere. Perché i conti degli enti locali non sono tutti rose e fiori. Qualche mese fa fu la Ragioneria generale dello stato a lanciare l'allarme (si veda ItaliaOggi del 14/10/2009): «La situazione finanziaria dei comuni appare molto critica», scriveva il dipartimento guidato da Mario Canzio, «e i fenomeni degenerativi sono oramai espressione di una linea di tendenza che si va consolidando». Un cattivo andamento della spesa corrente, accompagnato da una gestione fasulla dei residui attivi e da una situazione di cassa critica, aggravata spesso dall'utilizzo di debiti fuori bilancio: questo il quadro (preoccupante) tracciato dalla Ragioneria e rilanciato dal Viminale. «Dalle risultanze ispettive», scrivono i tecnici di Roberto Maroni, citando il report della Rgs, «si è evidenziata la presenza di dissesti non dichiarati che alla fine producono conseguenze ancora più gravi in quanto, se la crisi finanziaria viene dichiarata in tempi fisiologici, c'è la possibilità di ottenere un vero risanamento. Se questo non accade, l'uscita dalla crisi diventa un'operazione impossibile da raggiungere soltanto con azioni a livello locale e, di conseguenza, diventa necessario un intervento a livello centrale».
Dai dati del Viminale risulta che la maggior parte delle situazioni di sofferenza sono emerse nei primi cinque anni dall'entrata in vigore della normativa sul dissesto (125 nel 1989, 64 nel 1990, 45 nel '91, 46 nel '92, 52 nel '93, 38 nel '94, 16 nel '95). Ma poi il trend è stato via via decrescente fino ad arrivare al massimo a 5 default all'anno (come nel 1999, nel 2008 e nel 2010). Dati che non fanno sorridere il Minterno perché nascondono, invece, «una seria e sommersa difficoltà finanziaria-gestionale degli enti locali», testimoniata dal recente crack del comune di Taranto e «dall'elevato numero di enti locali che lamenta condizioni di pre-dissesto».

giovedì 29 marzo 2012

Interrogazione al Sindaco

Riporto il testo dell'Interrogazione al Sindaco depositata il 27 marzo al Protocollo del Comune.
Ciao, Daniele


Gentilissimo Signor Sindaco,

premesso
·       che in più occasioni sono stati pubblicati sui siti internet di informazione notizie attinenti alle Sue funzioni e all’attività riconducibile alla Maggioranza che amministra il Comune di Alife;
·       che le predette notizie vengono attribuite alla seguente fonte: “Comunicato da Ufficio Stampa Sindaco G. Avecone

considerato
·       che la legge n. 150/2000 detta disposizioni specifiche per gli “Uffici Stampa” delle pubbliche amministrazioni prevedendo appositi vincoli e procedure;

richiamata
·       ogni altra normativa in materia;

interpelliamo Lei per sapere

 a)    quando è stato costituito lo “Ufficio Stampa del Sindaco”;
b)    il nominativo del Capo Ufficio Stampa;
c)     le disposizioni di organizzazione impartite all’Ufficio;
d)    le ragioni della mancata comunicazione al Consiglio comunale.

Nella certezza della Sua sollecitudine, e confermando Noi altrettanta disponibilità nei Suoi riguardi e nei riguardi del Consiglio comunale, ringraziamo e restiamo in attesa di risposta scritta.

Alife lì, 27 marzo 2012                                                     

mercoledì 28 marzo 2012

Trecento parole: chi l'ha visto?

Anonimo, stamattina, ha lasciato un commento con una intrigante domanda:
 
Ma chi è il Consigliere che si è addormentato durante la seduta?
 
Proviamo a dargli una risposta?
 
Colgo l'ccasione per informare che, per mera mia distrazione, per un po' di tempo non è stato possibile lasciare commenti sul blog in forma "Anonima". La possibilità è stata riabilitata da qualche giorno.
Attendo, dunque, i vostri consigli e suggerimenti come al solito.
Buona giornata.
Ciao, Daniele.
 

martedì 27 marzo 2012

Interrogazione al Sindaco

Riporto il testo dell'Interrogazione al Sindaco depositata oggi al Protocollo del Comune. In essa, vengono (ri)formulate le richieste di chiarimento già espresse nel corso dell'ultimo Consiglio comunale sull'approvazione del Rendiconto 2010 e rimaste senza alcuna risposta.
Ciao, Daniele

*-* *-* *-* *-*
Gentilissimo Signor Sindaco,

premesso che
·       in data 25 marzo 2012 si è tenuto Consiglio comunale con l’approvazione, tra l’altro, della proposta di Deliberazione sul Rendiconto 2010;

considerato che
·       i sottoscritti Consiglieri comunali hanno espresso voto contrario sulla predetta proposta di approvazione del Rendiconto 2010, sollevando una serie di dubbi su cui hanno chiesto chiarimenti che, tuttavia, non sono stati forniti nel corso della seduta consiliare;

richiamata
·       tutta la normativa in materia;

interpelliamo Lei per sapere
 
a)    per l’anno 2010 è stato approvato un Rendiconto con risultato di competenza negativo di (meno) 315.046,10 euro e risultato finanziario negativo di (meno) 1.140.045,36 euro = quale è il risultato di competenza e quale quello finanziario per l’anno 2011;

b)    tra i documenti predisposti per il Rendiconto 2010 ci sono gli elenchi dei Residui passivi formulati per singole Aree di Responsabilità (settori) per un importo totale di 1.545.453 euro = perché nel Rendiconto 2010, invece del predetto importo, è riportata la somma di 7.986.126 euro;

c)     dall’esame dell’anno di costituzione dei Residui si nota che, mentre i Residui passivi sono tutti piuttosto recenti (nella maggior parte dei casi si tratta del triennio 2007/2010), i Residui attivi sono invece molto, molto più datati nel tempo, addirittura anche di sei, sette anni e, quindi, oltre il “triennio” di riporto consentito dalla legge; inoltre, si ritengono di dubbia esigibilità i seguenti Residui attivi:
·       Ici = euro 233.264 (risale addirittura dal 2004);
·       Tassa per l’occupazione di spazi e aree pubbliche = euro 49.727 (si risale al 2005);
·       Tarsu = euro 473.081 (si risale al 2004);
(per queste tre imposte si supera abbondantemente il termine di prescrizione)
·       Fitti reali di fabbricati compreso Caserma cc = euro 28.284 (si parte dal 2006);
·       Fitti reali per case senzatetto = euro 7.790 (è del 2007);
·       Proventi da tagli boschivi = euro 183.277 (anno 2005 e anno 2010);
·       Trasferimenti di capitali = euro 4.602.402 (si parte dal 1999);
·       Mutuo opere pubbliche = euro 178.886 (anni 1998, 2003, 2004 e 2005);
(totale 5.756.711) = se i predetti Residui hanno tutti ancora correntezza e perché non trovano certificazione negli elenchi per centri di responsabilità;

d)    nel Manifesto “Enel. Che dolori!”, a firma dei Consiglieri di Maggioranza, è stato dichiarato che dall’insediamento (maggio 2011) tutte le bollette vengono regolarmente pagate; tale dichiarazione lascia intendere che vi siano, invece, periodi non pagati prima dell’anno 2011 = se davvero esiste un debito pregresso nei confronti dell’Enel e, in caso di risposta positiva, il relativo ammontare; se il debito è regolarmente inscritto in bilancio e  la voce di riferimento;

e)     se esistono debiti nei confronti dell’Acqua Campania spa (l’Acquedotto) e, in particolare, se l’importo del debito ammonta a euro 143.199,77 con riferimento agli anni dal 1998 al 2009; in caso di risposta affermativa se l’importo è regolarmente iscritto nel bilancio e la voce di riferimento.

Nella certezza della Sua sollecitudine, e confermando Noi altrettanta disponibilità nei Suoi riguardi e nei riguardi del Consiglio comunale, ringraziamo e restiamo in attesa di risposta scritta.

Alife lì, 27 marzo 2012                                                                Con ossequio
                                                                                                                                      Per il Gruppo consiliare “Insieme per Alife

Rassegna stampa

Gazzetta di Caserta

ALIFE/ Due cugini "governano" la città - L'opposizione targata Cirioli insorge e accusa: il municipio è sull'orlo del dissesto finanziario

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