Amici miei, vicini e lontani: buongiorno!
«Certe notizie rattristano. Addolorano e tolgono fiato alla corsa verso il futuro, soprattutto quello dei giovani…», cominciavo così il Good morning del 15 ottobre scorso. E poi riportavo la notizia di un ragazzo-dirigente di una sezione politica di Modena che aveva fatto harakiri politico, «forse scambiando la militanza per un war games o forse, più banalmente, pensando di essere spiritoso», scrivendo sulla sua pagina di Facebook una di quelle frasi che ammorbare clima e coscienze: «Ma santo cielo: possibile che nessuno sia in grado di ficcare una pallottola in testa a Berlusconi?».
Ed oggi?
Su tutti i giornali c’è la stessa notizia:
MILANO - Silvio Berlusconi è stato colpito al viso da un uomo che teneva tra le mani una statuetta subito dopo il suo comizio in piazza Duomo, a Milano, in occasione della cerimonia di avvio del tesseramento al Pdl. Il premier è stato raggiunto al volto da una statuetta usata come oggetto contundente attorno alle 18,20, mentre si attardava nel salutare i fan che lo avevano raggiunto alla base del palco. Tra questi si era però infiltrato anche un individuo che, arrivato fino a ridosso del luogo in cui era parcheggiata l'auto del presidente del consiglio, è riuscito ad eludere la sorveglianza e a mettere in atto il suo proposito. Già durante il comizio Berlusconi era stato contestato da un gruppo di persone che si trovavano sul lato destro del palco. L'autore dell'aggressione non faceva tuttavia parte di quel gruppo e da quanto è stato possibile accertare ha agito da solo. (tratto da Corriere.it)
Sì, l’aggressore ha agito da solo. Si chiama Massimo Tartaglia ed «ha giustificato il suo gesto con motivazioni politiche: avrebbe parlato di forte dissenso dalle politiche del Pdl e in particolare del premier. Gli investigatori hanno trovato nella piccola borsa dell'uomo arrestato uno spuntone di plexiglas lungo 20 centimetri, un grosso accendino da tavolo, un crocifisso di 30 centimetri e un soprammobile di quarzo del peso di diversi etti. La contestazione della premeditazione è scattata anche perché due di questi oggetti (l'accendino e lo spuntone di plexiglas) Tartaglia li aveva presi dalla propria abitazione. Tartaglia, che ha dei problemi mentali, ha spiegato nel suo racconto che era andato al Duomo per assistere al comizio del premier e che se ne era andato quando ancora Berlusconi era sul palco, dissentendo da quello che il presidente del Consiglio stava dicendo». (tratto da Corriere.it)
Io sono preoccupato. Specialmente per i mie figli: che domani ci sarà per loro? Che futuro gli stiamo costruendo? Giorno dopo giorno – accidenti ! – la politica (che dovrebbe essere l’espressione più alta del nostro convivere) sta degenerando in una lotta di appartenenza, in un tifo violento (nemmeno più allo stadio si assiste a logiche del genere!), senza ragione e senza obiettività.
«Non stupiamoci se c'è chi pensa che sia giunta l'ora di abbattere il tiranno», scrive Giuliano Cazzola su «L’Occidentale» di oggi. Ed ha ragione. Caspita se non ha ragione. Giuliano Cazzola è deputato Pdl, Vice Presidente della Commissione Lavoro alla Camera. Ma soprattutto Giuliano Cazzola è lo “spretato”: un ex Sindacalista, un ex Cgil. Vive sotto scorta.
Dopo il crollo del Muro di Berlino e il successivo declino dell’Impero del Male, il Pci non si è accontentato di cambiare nome. Grazie ad alcune operazioni degne di un saltimbanco del trasformismo il “partito di Gramsci, Togliatti, Longo e Berlinguer” (come si scandiva un tempo nelle manifestazioni) è riuscito persino a procurarsi un’amnesia per decenni di storia e di vita vissuta e a ritenersi “nato ieri”. Così, adesso, gli ex Pci, travestiti da democrats, sono diventati i più strenui difensori di quelle istituzioni che, per decenni, hanno accusato di essere protagoniste di tentazioni golpiste o centri di malaffare. Prendiamo il caso della più alta magistratura repubblicana: la Presidenza della Repubblica.
Chi scrive osserva con preoccupazione la polemica strisciante e continua tra il premier e il Capo dello Stato. Se gli fosse consentito, suggerirebbe maggiore prudenza al Cavaliere, anche perché – diversamente da altri che lo hanno preceduto al Quirinale – non è certo Napolitano a guidare la cospirazione contro Berlusconi o a farne parte. Ma in nessun caso la linea di condotta del presidente del Consiglio nei confronti del Capo dello Stato è mai uscita dai binari di una corretta e rispettosa dialettica politica (ricordare che Napolitano è una personalità della sinistra e che è stato eletto da una maggioranza di centro sinistra – la stessa che nella passata legislatura volle occupare tutte le cariche istituzionali - non è fare torto alla verità).
Vogliamo invece scrivere la storia dei rapporti tra il Pci, i suoi tanti corifei e il Quirinale? Antonio Segni fu accusato di preparare una svolta autoritaria. Giuseppe Saragat era quotidianamente oggetto della satira pungente di Fortebraccio sulla prima pagina dell’Unità, con l’accusa esplicita di essere un ubriacone. Giovanni Leone fu costretto alle dimissioni e alla morte civile, benché fosse assolutamente estraneo ai traffici del caso Lockeed. Ma il Pci ne chiese la testa in cambio del suo sostegno ai governi di solidarietà nazionale. E la Dc gliela consegnò su di un piatto d’argento nello stesso momento in cui Aldo Moro gridava in Parlamento che il suo partito “non si sarebbe fatto processare nelle piazze”. Infine, Francesco Cossiga rischiò l’impeachment soltanto perché – come si diceva allora - “picconava” le istituzioni (in verità, sollecitava le Camere ad attuare quelle riforme che oggi tutti riconoscono essere urgenti e necessarie). All’opposto, nessun ex Pci invocò l’autonomia della magistratura quando un presidente della Repubblica in carica andò in tv ad auto-assolversi con il famoso “io non ci sto !”.
La logica è sempre quella: per gli ex comunisti e i loro “compagni di strada” occasionali gli avversari politici sono dei delinquenti comuni, mafiosi, camorristi, malfattori e quant’altro. E’ sempre stato così. E così sarà sempre. Tra poco si dirà che Spatuzza è stato sincero mentre il pentito Graviano ha mentito: perché è “politicamente corretto” che Berlusconi e Dell’Utri siano collusi con la mafia. Non occorrono prove, anche se il “bon ton” suggerisce di cercarne – purchessia - per salvare la faccia allo Stato di diritto. Ma la sentenza è già scritta. Certo è difficile spiegare il caso italiano all’estero. Ed è ancora più difficile essere creduti. Chi mai – vivendo in un Paese normale – accetterebbe la versione dei fatti fornita da Silvio Berlusconi ad una stupefatta assemblea del PPE a Bonn ? Solo nei libri di Sciascia si raccontava di congiure concepite nel cuore delle istituzioni. Eppure quelle dello scrittore siciliano erano visioni profetiche.
E non è finita. Prendiamo la vicenda di Milano nel quarantennale di Piazza Fontana. Per quale motivo i rappresentati delle istituzioni democratiche milanesi e lombarde devono essere violentemente contestati al punto di non poter svolgere i loro discorsi? Di quali delitti sono responsabili? Perché l’odio politico è così forte e becero da non avere neppure rispetto per i parenti di quelle povere vittime? Tali avvenimenti meritano una sola definizione: squadrismo. E non si dimentichi mai che all’inizio degli anni ’20 del secolo scorso lo squadrismo fu una delle componenti della “resistibile ascesa” del fascismo. Insieme, ovviamente, all’azione e alla complicità dei “poteri forti” politici ed economici, inclusa la magistratura che chiudeva un occhio davanti alle ripetute violenze e alle prevaricazioni che si andavano diffondendo nel Paese. Allora, occorreva difendere gli ordinamenti vigenti contro il pericolo comunista. Oggi – dicono – bisogna salvare la democrazia da Silvio Berlusconi. Todo modo: anche con un golpismo diffuso, partecipato e sostanziale. Poi, non c’è da meravigliarsi se qualcuno – come è capitato ieri a Milano – pensa che è venuto il momento di abbattere il tiranno.
Buona giornata.
A domani.
Ciao, Daniele
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